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“Partire per il Messico a proprio rischio e pericolo”

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27 aprile 2009

Caro Direttore,
scrivo a lei in quanto, come al solito, i servizi pubblici e di assistenza ai consumatori e ai cittadini tardano ad arrivare.
Ieri mattina dall’aeroporto di Malpensa i miei genitori, come tante altre famiglie sono state “costrette” a partire per il Messico in quanto, nella giornata di ieri nonostante il panico seminato dai giornali, era impossibile comunicare con un centro assistenza attivo (ministero degli esteri, compagnie aeree, agenzie di viaggi).
Il sito viaggiaresicuri.it del ministero stesso riportava quanto segue: "Diffuso il 25.04.2009. Tuttora valido. Nelle ultime settimane si è registrato in Messico un aumento di casi di influenza acuta di origine non ancora definita particolarmente concentrati nella capitale Città del Messico. Casi isolati dell’infermità si sono registrati anche negli stati di Sonora, Baja California, Stato del Messico e Oaxaca. Per evitare il contagio la popolazione è stata raccomandata di evitare la frequentazione di luoghi pubblici, di riporre particolare attenzione nella cura dell’igiene personale e di accudire
a strutture sanitarie in presenza di sintomi influenzali. A meno di motivi improrogabili si consiglia ai viaggiatori che intendano recarsi nelle zone sopra indicate di rinviare i propri programmi di viaggio in attesa che la situazione sanitaria locale torni alla normalità".
 
Nonostante la Farnesina abbia consigliato di non partire salvo in caso di estrema necessità le compagnie aeree, non avendo avuto blocco di voli, negavano qualsiasi rimborso nel caso i passeggeri si fossero rifiutati di partire. 
Nonostante le proteste e le urla di molti, l’"effetto pecora" ha avuto luogo e pur di non rimetterci soldi di anni di sacrifici per il sogno che riuscivano finalmente a realizzare, anche i miei genitori sono partiti. In questo momento sono ancora in volo e non sanno che situazione troveranno in aeroporto, ma nell’arco della giornata ho avuto modo di appurare quanto grave stia diventando la situazione e le soluzioni che stanno attuando paesi esteri tra cui addirittura la quarantena per i passeggeri di ritorno dal Messico.
 
Ciò che sono a chiederle è, quanto secondo lei, la parte economica influisca anche in questo caso sulle vite umane, quanto le case farmaceutiche guadagneranno dal virus che sicuramente arriverà da noi con i passeggeri imbarcati come carne al macello con minacce effettive di perdita di soldi, e soprattutto, perché la Farnesina, anziché consigliare di non partire non si decida a bloccare i voli e tutelare tutti i cittadini italiani?
Come potevano difendersi da queste minacce e far valere i loro diritti e come mai nessun giornale era presente a documentare il degenero che si stava sviluppando questa mattina intorno alle 8 al terminal 1?
Inoltre, per le persone che si sono comunque rifiutate di partire consapevoli della "causa persa", secondo lei Vi è la possibilità di rimborso viaggio?
Cordialmente ringrazio.
 
L.G.

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