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Partito Democratico o Compromesso storico

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18 aprile 2007

Egregio Direttore,
mi sembra veramente inquietante – e sospetto direi – l’astio con cui da qualche parte si guarda al Partito Democratico.
Di fronte al tentativo, indubbiamente difficile, di arrivare alla costituzione di un nuovo soggetto politico moderno, europeo, riformista e capace di coinvolgere nuove forze al di là dei tradizionali apparati di partito, si è alzato un fuoco di sbarramento che sembra andare ben al di là del normale dibattito politico.
Ma questo – devo dirlo – può anche far ben sperare, se è il segnale d’aver toccato dei nervi scoperti.
Mi sembra in ogni caso strano che, individuando il pericolo (che è reale ) di un partito democratico a “basso tasso di laicità”, ci siano forze laiche e socialiste che , proprio per questo, preferisc o no starne fuori anzichè apportarvi un importante contributo di riequilibrio .
Così come mi sembra sbagliato che una sinistra più radicale, ma che si è comunque dimostrata “di governo” e non solo parolaia, rit enga ora di non poter dare un apporto costruttivo dal di dentro e fin dalla fase costituente.
Io penso che alcuni di noi siano spaventati da questa “cosa” nuova , da una forza politica che si propone come moment o di sintesi (e quindi anche di rinuncia alle particolarità) fra forze politiche con dei comuni ideali riformisti .
E’ indubbiamente molto più rassicurante il nido degli uguali, dove non si scende mai a compromessi rispetto alle proprie convinzioni.
Ma il mondo della realtà e non dell’immaginazione, anche in politica, è quello del compromesso, purchè sia quello alto e nel nome dell’affermazione dei grandi ideali per i quali ci si è uniti.
E’ la strada che ci indicano tutte le grandi nazioni europee ed occidentali, dove solidi raggruppamenti politici nascono da unioni basate sulle regole della democrazia, dove c’è un progetto politico generale condiviso, ci sono diverse anime all’interno di quel progetto e si sceglie infine la linea del partito sulla base di una discussione franca e rispettosa dei diritti delle minoranze ma che comunque porta a delle decisioni vincolanti per tutti.
Il grande elemento nuovo odierno, rispetto alla pur importante esperienza passata del “compromesso storico”, è dato dalla scommessa dell’apertura del nuovo partito alle persone che stanno fuori, oggi, dai raggruppamenti politici.
E’ una chiamata all’impegno rivolta a quella “società civile” che non va certo intesa solo come associazionismo (comunque importante e determinante nel nuovo soggetto) ma allargata ai cittadini tutti, a quella grande maggioranza che ha risposto con inaspettato entusiasmo all’invito delle primarie.
Questa novità, se attuata, scardina certamente centri di potere e incrostazioni partitiche forti: e questi sono e saranno quindi i principali oppositori al Partito Democratico.
Che tenta quindi di nascere sotto un fuoco incrociato fatto anche di altre opposizioni sia palesi che nascoste: l’estremismo parolaio ma anche quello violento, il radicalismo che si oppone al riformismo, il conservatorismo, il clericalismo, l’autoritarismo, il populismo, i poteri forti nazionali e forse anche stranieri.
A ben guardare sono, tutti questi oppositori, gli stessi che – in una situazione politica lontana ma non così dissimile dall’attuale – fecero fallire il disegno politico del compromesso storico: sono perfino ricomparse le brigate rosse.
Il fallimento di quella grande intuizione (e lo dice un laico non comunista nè cattolico) significò per l’Italia il precipitare in uno dei periodi più duri della storia recente, con la crisi economica e sociale, con le sinistre sempre più massimaliste ed antieuropee, con la cleptocrazia alla conquista del potere.
Noi stiamo ancora pagando i danni, politici ed economici, di quel fallimento. L’ascesa alla presidenza del consiglio di un personaggio “ingombrante” come Berlusconi, per questo impresentabile in qualsiasi altro paese civile, nasce proprio dalle condizioni determinate nel paese con quella sconfitta.
Per questo io ritengo che l’appuntamento con il Partito Democratico debba trovarci pronti: altrimenti ritorneremmo indietro, un’altra volta, di vent’anni.
La prima scadenza sarà quella delle primarie per l’Assemblea Costituente: se in quella occasione si riuscirà almeno a bilanciare il potere degli attuali apparati di partito potranno esserci speranze per una nuova primavera.

Giuseppe Provasoli - Gallarate

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