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Partito Democratico una scelta obbligata

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9 aprile 2007

Cari amici,
mi sembra che il dibattito che faticosamente e lentamente si sta sviluppando intorno al Partito Democratico abbia in ogni caso almeno un merito, quello di aprire una prospettiva di partecipazione per larghe fasce di cittadini che sono lontane dalla poltica attiva e costruttiva. E non è certo cosa da poco, con l’aria che tira.
Oggi si comincia a parlare di Partito Democratico anche al di fuori dei partiti, finalmente, (in questa sede per esempio) e questo non è certo un elemento di poco conto.
E’ il popolo delle primarie, si sente dire.
Io penso che fra quelli che aspettano il Partito Democratico ci sia senz’altro, senza esagerare, almeno una parte importante di quel popolo: quella parte che intravede come possibile l’emergere anche in Italia di un modo nuovo di fare politica, moderno, europeo, laico, concreto, serio, senza il populismo e le buffonerie di quell’arruffapopoli impresentabile che ci aveva fatto spesso vergognare quando andavamo all’estero.
Un partito, nell’idea di molti, schierato ma non manicheo nei giudizi, fermo negli ideali ma capace di accettare sempre e comunque un principio di composizione dei diversi punti di vista attraverso un metodo di “compromesso” visto come momento di sintesi alta dei diversi punti di vista.
Quella parte del popolo delle primarie ora sente, indubbiamente, il bisogno di fare un passo avanti sulla strada di una democrazia senza aggettivi.
Non certo perchè “socialista” o “cristiana” o “repubblicana” o “liberale” siano connotazioni ideali da buttare, oggi.
Ma, al contrario, perchè si vede come, in prospettiva, solo una sintesi coerente e credibile di quelle anime possa rappresentare una realtà di governo solido e capace.
Questo significherà, indubbiamente, perdere dei pezzi anche importanti e significativi dei vecchi partiti, costituiti da chi purtroppo appare oggi incapace di accettare – a destra come a sinistra e fra i laici come fra i clericali – una indubbia perdita di “personalità” a favore di una maggiore credibilità e forza comune.
Il Partito Democratico nasce in questa fase storica, inutile nasconderlo, come unica soluzione possibile per fronteggiare con successo – in un sistema bipolare – una opposizione agguerrita, economicamente potente e con la maggior parte degli strumenti di comunicazione al proprio servizio.
Il Partito Democratico può essere il perno forte su cui incardinare quel progetto di governo riformista che è l’unico, senza dubbio, capace di coalizzare, oggi e ancor più in prospettiva, i consensi della maggior parte del paese. E in una democrazia reale – e non immaginata – questa è l’unica cosa che conta.
Il partito Democratico appare come una scommessa obbligata, quindi, il cui esito non è però certamente scontato viste le resistenze interne, lo scetticismo diffuso, gli attacchi esterni, l’apparente mancanza – al momento – di un approdo europeo condiviso.
Un elemento di forza importante e a mio avviso decisivo verrà sicuramente dall’apertura concreta che, al di là delle parole di circostanza, le due principali forze politiche saranno in grado di imporsi.
Anche e soprattutto questo sarà un costo da pagare: sarà probabilmente il più pesante ma sarà anche quello che darà immediatamente la misura, a tutto l’elettorato, della credibilità di questo grande progetto.
Il primo appuntamento sarà quello dell’Assemblea Costituente e la scelta dei delegati sarà il primo momento in cui si svelerà la capacità del nuovo soggetto di aprirsi alla società, di sottrarre potere agli apparati e di annullare l’influenza dei vecchi signori delle tessere.
Una leadership nuova sarà l’inevitabile conseguenza di queste scelte.
Il pessimismo della ragione ci mostra come estremamente difficile il raggiungimento di questo obiettivo, visto il peso dei centri di potere e dei capibastone nelle forze politiche.
Ma sono convinto che – al di là dell’ootimismo della volontà – non ci sia assolutamente altra via d’uscita: temo proprio che ogni altra prospettiva sia sicuramente perdente per il paese, oltre che per le forze politiche chiamate a questa storica assunzione di responsabilità.

Angelo Bruno Protasoni, Gallarate

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