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Passi il McDonald’s, ma il Veroni che sbanchetta è uno strappo al vestito dell’anima

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27 settembre 2006

Caro direttore,
Cronachelle delle 24 ore, e parallelismi che ti saltano all’occhio. Scusate l’infamia del paragone: chiude il “McDonald’s” in via Morosini, chiude il
Veroni in via Carlo Robbioni. Scusate l’infamia della realtà: al posto del “McDonald’s” ci sarà una pizzeria, categoria della ristorazione omologa e omologata; al posto del Veroni, un buco nero. Qualcuno occuperà gli spazi
commerciali, così ci s’augura e onestamente s’auspica; che lì arrivi un’altra libreria, si perdoni l’azzardo, nemmeno il cardinal Vedani oserebbe sognarlo. E sì che ci contenteremmo di un chioschetto con quattro fogliacci
strepenati, pur di non perdere la dimensione mentale del “luogo che fu”, pur di difendere o di veder difesa la piazzaforte; ma non avremo nemmeno quella.
Brutta faccenda, quando incominci a contare le cose che scompaiono e ad affastellarle nel ripostiglio dei ricordi. E che diamine: la grammatica ti dice che al passato puoi coniugare i verbi, non declinare i sostantivi.
Eppure qui stiamo affermando che il libro senza Veroni (evidenza ormai certa e acclarata) è peggio che un Veroni senza libri (vicenda mai occorsa, “et
pour cause”). Il Veroni che sbaracca, sbanchetta, dice «ciao» con i lucciconi ricacciati all’indietro è uno strappo al vestito dell’anima, è l’ennesimo cazzotto sulla faccia già gonfia del “genius loci” varesino, è la
crassa violazione del nostro diritto primario a quell’identità culturale che ci eravamo costruiti e che, cammin facendo, si era arricchita di qualche
caparra di certezza: perché lì dentro, in quei locali, la generazione(nostra) che oggi appartiene agli “-anta” si garantì alcune piccole gioie; e lì fuori, lì davanti, scontammo qualche anticipo di Purgatorio, nelle code
per un bastardissimo Saitta di grammatica latina che pareva avere un conto aperto con la città e che, pur partendo dai magazzini dell’editore, ostinatamente si inchiodava su un’invisibile battigia dalle parti di Oggiona o di Schianno, e a Varese non arrivava mai.
Veroni è stato, prima cosa, un posto senza virgolette: un luogo, un territorio, un riferimento. Mai detto: «Ci si vede davanti alla “Libreria Veroni”», ma: «Ci si vede da Veroni». Per le nostre misere psicologie, la
cosa ha un senso. E insomma, era pur sempre qualcosa di diverso dal poter dare appuntamento in calzoni corti davanti alla sede dei “boy-scout”.
Veroni è stato, seconda argomentazione, le “veronine”. Commesse, quelle che lavoravano tra scaffale e scaffale? Suvvia, siamo seri. Un alveare, semmai.
Con api operaie in perpetua missione per conto di Gork e di Mork, divinità della cultura degli Orchi e dei Goblin e, per meglio dire, di tutti i Pelleverde.
Veroni è stato, punto terzo, la fortezza più esposta del nostro personalissimo Quadrilatero. Al posto di Verona-Peschiera-Mantova-Legnago, noi avevamo Pontiggia-Veroni-Remainders’-Croci. Se ti andava di lusso, in un
pomeriggio l’approvvigionamento mensile di derrate letterarie era bell’e concluso. Occhio: l’approvvigionamento, per solito, riguardava testi la cui
esistenza era nota all’autore, ai suoi parenti stretti e – per questioni pertinenti più che altro alla metafisica – a un paio di docenti del “Cairoli”. Da Veroni capitava però di azzeccare anche un dizionario di greco che non fosse il meritorio Rocci; e bastò un solo Liddell-Scott edito da Le
Monnier, alla matura del 1982, per salvare dalla Caporetto annunciata qualcosa come tre sezioni del precitato “Cairoli” (oh yeah, I was there, così come ci fu una versione miracolisticamente incollata alla seconda porta interna del bagno delle ragazze).
Veroni è stato, tema quarto, un’eufonia vivente. Indirizzo: via Robbioni, rima con Veroni. E poi il numero di telefono: due otto due tre due cinque, indimenticabile, ma non invidiamo chi se lo vedrà assegnare un domani perché d’abitudine ci potrebbe scappare il ditino anche ad orari eterodossi.
«Veroniiiiiiiii dicaaaaaa, sì l’abbiamoooooo, glielo metto viaaaaaaa»; e avevi preteso sui due piedi un’Eneide economica (opportuna, danée poch) testo a fronte (lodevole) non commentata (bleah) né corredata da note
(ri-bleah, eppur così recitava la regola imposta). Per inciso: la codifica Isbn fu introdotta nel 1977, ma lì, semplicemente, non serviva. Pare che le
“veronine” viaggiassero a microchip incorporato, disco fisso da un Terabyte con archivio in aggiornamento permanente, Ram sufficiente anche per far
decollare l’astronave Enterprise mentre il libro levitava dal “caveau” verso il bancone.
Veroni è stato, voce quinta e conclusiva altrimenti notte cala e cuore si gonfia, un angolo respirabile. Non che Pontiggia non lo fosse, per carità:
fossimo stati i suoi consulenti di marketing, gli avremmo regalato uno “slogan” tipo «L’Eligio ti mette a tuo agio». Ma entrare in corso Moro, ancora una generazione fa, era come andare in tribuna numerata al Palasport,
mentre da Veroni c’è sempre stata una sommessa atmosfera da curva nord, insomma, profittando di un angolo discosto si pescava persino il coraggio di cicalecciare e di ghignare. Se il sullodato e summenzionato Eligio si
meravigliasse e dovesse domandare oggi il perché di tale linea di confine, gli risponderemmo che era a causa, colpa e responsabilità della sua clientela primaria: con quale coraggio si sarebbe andati a mettere le mani nel bagagliaio dei bigini (mai preso uno, siam pronti a giurarlo sulla testa di Camurani, pardon un attimo, qui sta rotolando qualcosa) sapendo che da
quelle bande i docenti sembravano fare la ronda, e i Bignami, nella logica di taluno, erano ancora oggetto di reato da articolo 41-bis? E se tanto ci dà tanto, ossia stanti tali premesse cacasottesche, fate un po’ voi: come
avremmo mai potuto gettare l’occhio, giusto per dire, su un volume di illustrazioni firmato Manara?
No, sorry, folks: sulla scorta delle cinque ragioni suesposte, urgono provvedimenti. E dunque stavolta l’Aldo Veroni ci fa un piacere, uno in più dei mille che ci ha riservato in questi 33 anni: si prende due quasi
legittime settimane di ferie, torna ben ritemprato e tonico, chiede asilo politico al Vercellini quasi dirimpettaio e capace di far miracoli con lo
spazio fisico (per inciso: chi ha risolto il problema della compenetrazione dei solidi? Vercellini, nel suo negozio) e RI-A-PRE.
Capito mi ha, signor Aldo?
Il Carogna
(is coming back)

Massimo Soncini

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