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Pd Puglia, un disastro

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29 dicembre 2009

L’impressione è che forse non c’era bisogno di scomodare il Responsabile nazionale dell’area organizzazione del PD, l’on. Maurizio Migliavacca, per dar vita al “pateracchio” di un’Assemnblea carica di troppe aspettative e maldestramente evitata, per non certificare il baratro che divide gli organi dirigenti del partito dai militanti, dai tesserati e da tanta di quella gente comune, che ancora si sforza di riconoscersi in un ideale di democrazia, purtroppo sempre più evanescente.  
La sensazione è che dalla Direzione nazionale del PD, l’on Maurizio Migliavacca, sia venuto apposta a Bari per “organizzare”, al meglio, una fuga dal cul-de-sac in cui il partito si era cacciato, dopo le esternazioni d’anticipo del segretario regionale, Sergio Blasi, la disponibilità dal sapore garibaldino di Michele Emiliano, la minaccia di richiesta di referendum-primarie da parte della minoranza e di Fabiano Amati, fino alla sorpresa degli SMS notturni inviati dal Sindaco di Bari, per precisare che il suo “Obbedisco” sarebbe arrivato solo se la richiesta dell’Assemblea fosse stata unanime. Di solito, infatti, la notte porta consiglio.  
Troppo esperto di organizzazione l’on. Migliavacca, per farsi sorprendere da una contestazione che più blanda non poteva dimostrarsi. Troppo poco tempo è passato dall’invito agli esterni ad accomodarsi in sala, alle comunicazioni via cellulare che la confusione (favorita ad arte) non avrebbe consentito il sereno svolgersi di un dibattito preannunciato delicato e decisivo. Nel frattempo dagli stessi cellulari arrivavano echi di un’animata riunione di direzione pre-assembleare, con posizioni profondamente divergenti, sul da farsi, nell’autorevole e ristretto consesso.  
Una situazione davvero disastrosa se né all’on. Migliavacca né al segretario regionale Blasi è passato per la mente che, forse, sarebbe stato il caso di farsi almeno vedere al tavolo della presidenza dell’Assemblea, lasciata in balia di se stessa, dopo aver convocato i delegati da ogni parte della regione.  
Che l’appuntamento avrebbe attratto attenzioni straordinarie era cosa nota e non da oggi. Che, al di là dei sit-in a favore di Vendola, la partecipazione di tesserati non delegati, giornalisti, cameramen e semplici uditori sarebbe stata massiccia, era più che scontata. La più elementare delle organizzazioni avrebbe potuto prevedere uno o più schermi esterni, per salvaguardare la trasparenza e la serenità della discussione in sala. Il sospetto, col senno di poi, è che il programma fosse ben altro.  
Lo spettacolo è stato indegno. Deludente e a tratti irritante. Soprattutto nella successiva conferenza stampa, per lo stridio relativo ai tentativi di arrampicata sugli specchi del segretario Blasi, dell’on. Migliavacca e del capogruppo in Consiglio regionale Maniglio. Una delegata, in preda allo sconforto e tra i pochi a non voler rassegnarsi, continuava a ripetere: “Adesso Massimo D’Alema li richiami, uno ad uno, e col capo cosparso di cenere chieda scusa prima a Nichi Vendola e poi alla Puglia intera”. Chissà se adesso almeno Pierluigi Bersani si senta in dovere di fare un salto da queste parti
di Antonio V. Gelormini

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