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Pd: tutti i nodi vengono al pettine

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21 dicembre 2009

Egregio direttore,
non era difficile, per chi avesse seguito il dibattito precongressuale del Pd, prevedere che tutti i nodi non sciolti sarebbero rapidamente venuti al pettine, come sta dimo-strando lo scontro fra D’Alema e Veltroni che si è riacceso con inedita veemenza do-po la presa di posizione del primo a favore del cosiddetto ‘inciucio’ (è singolare che un uomo politico di lungo corso si sia lasciato sfuggire, per definire una complessa operazione politica ‘bipartizan’, un termine così derogatorio), ossia di una nuova Commissione Bicamerale che affronti e risolva, attraverso un accordo fra il Pd e il Pdl, il problema delle riforme costituzionali e istituzionali.
Orbene, conoscendo l’estrazione storica (in particolare ‘figiciotta’) di buona parte del quadro ex comunista del Pd, avevo già allora ipotizzato che quel dibattito ad alto tasso di personalizzazione, così povero di contenuti programmatici e di spessore cul-turale, nascondesse solo una divergenza sulle formule politiche e, quindi, non potesse che sfociare nel conflitto che sta ora lacerando il Pd, e che rischia di degenerare in una guerra per bande e di condurre questa compagine a una deriva di tipo ‘somalo’. Infatti, il messaggio che il gruppo dirigente ex comunista del Pd stava inviando agli iscritti e al paese attraverso una discussione necessariamente cifrata (poiché si tratta-va di un messaggio in quel momento non esplicitabile ‘apertis verbis’), messaggio che ora D’Alema ha scelto, forse incautamente, di rendere esplicito, è questo: ‘ritor-niamo indietro’, ossia ritorniamo alla ‘prima repubblica’, con i partiti che formulano le loro identità politico-programmatiche e con i governi che si formano in parlamen-to. Naturalmente, la merce di scambio con il Pdl è, ancora una volta, il conflitto di in-teresse del ‘premier’ e la sua immunità giudiziaria.
Da questo punto di vista, vi è una convergenza tra la ‘sinistra’ (D’Alema) e la ‘destra’ (Follini) del Pd, che puntano entrambe sulla realizzazione di una ‘retromarcia’ che riporti la situazione politico-istituzionale del paese al momento che ha preceduto l’introduzione del sistema elettorale maggioritario, quindi perlomeno a prima del 1993, fatta salva la possibilità, una volta realizzato questo obiettivo, di tornare a divi-dersi, andando ciascuno ad occupare la posizione che corrisponde alla propria estra-zione storica e alla propria vocazione politica (D’Alema e i suoi gregari, fra cui lo scialbo Bersani, in un partito socialdemocratico, Follini insieme con i centristi di e-strazione democristiana, Veltroni e Franceschini con Di Pietro).
Sennonché, ‘sic stantibus rebus’, il Pdl non permetterà mai che questa ’retromarcia’ venga innestata, poiché non è disposto a concedere un sistema elettorale proporziona-le di tipo tedesco con la soglia di sbarramento. La mia previsione è che al posto della ‘retromarcia’ si avrà, invece, una ‘marcia sul posto’, il che comporterà un progressivo avvitamento della situazione politica e un’accelerazione della crisi dell’intero sistema politico-istituzionale (peraltro già in corso). Così la galoppante crisi politica e istituzionale, sommandosi alla grave crisi economica e alla gravissima crisi morale della ‘seconda repubblica’, è destinata ad aprire scenari ben più inquietanti di quelli posti in essere dalla svolta reazionaria che si è compiuta con le elezioni politiche dello scorso anno. In questo senso, la disgregazione del ‘sistema-Italia’ si configura, a qua-si 150 anni dall’Unità, come il possibile (se non probabile) esito della egemonia attu-ale della corrente ‘autoritario-populista’ e del fallimento storico di due fra le principa-li correnti che hanno forgiato la storia del nostro paese, quella ‘comunista-berlingueriana’ e quella ‘cattolico-morotea’.

Enea Bontempi

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