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Pensando a Gigi

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27 gennaio 2009

Friuli: Braulins, un cumulo di macerie. Siamo tutti nella tendopoli perché il paese è stato evacuato. La gente è triste e disperata; anche la campana della chiesa è precipitata, giace a terra ferita.
E’ una notte fredda, stupenda: il profilo delle montagne si staglia nitido al chiarore delle luna e le stelle continuano a danzare nel cielo, ma il silenzio del campo è una voce angosciata.
Solo il lume della tenda di padre Gianni è ancora accesa; i giovani e gli alpini venuti da fuori a dare una mano confabulano senza farsi sentire dalla gente. La decisione è presa.
Dopo due settimane la popolazione di Braulins è riunita davanti alla chiesa e improvvisamente si risente una voce antica, una voce amica: la campana è stata rimessa al suo posto, la ferita sanata e note gioiose si distendono per la valle. La gente è incredula ed emozionata.
E tu, Gigi, hai preso la chitarra e intonato la mitica “John Brown”, canzone di speranza, promessa di vita nuova; e il il popolo di Braulins si è mosso al tuo seguito, creando una lunghissima onda di persone che, camminando accanto al paese distrutto per ritornare alla tendopoli, cantava la speranza e la resurrezione.
Io c’ero quel giorno, accanto a te e a tanti amici; in questi tempi così disperati della nostra società, dove ogni sogno di vita nuova sembra soffocare sotto la disumanità delle relazioni e la sfrontatezza del potere, quando il cuore dice con il poeta “Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza sulle spalle…” il tuo volto, il tuo sorriso, la tua dolcezza, la tua fede nell’uomo, il tuo impegno per la vita di tutti, in particolare degli ultimi, mi aiutano a non arrendermi, a trovare ancora la forza di credere che, lavorando insieme, si possono costruire spazi di umanità.
Ciao

Franca Magnoli

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