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Perché le cose belle che si fanno a Varese non si sanno nelle altre province?

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18 aprile 2007

Egregio Direttore,
ho letto con attenzione il resoconto relativo all’incontro “Varese meets Russia”.
Mi sarebbe piaciuto partecipare ma non ero a conoscenza dell’iniziativa perchè la mia azienda ha attualmente sede a Milano, in una provincia diversa quindi, a circa 40 Km da Varese, ma comunque – lo ricordo – sempre in Lombardia.
E questo è il punto, a mio avviso (ed è un argomento su cui ritorno ciclicamente da almeno 20 anni).
Mi sembra infatti che, nonostante tanti sforzi e tante lodevoli iniziative, non si sia ancora riusciti a mettere a punto un valido sistema informativo e di coordinamento, almeno a livello regionale.
Sicuramente l’iniziativa sarà anche stata annunciata in uno dei tanti bollettini che riceviamo (Camera di Commercio, Centro Estero, Promos, Consorzio Export, ecc.) ma sarà andato perso nella confusione generale e nella massa di comunicazioni indistinte.
A causa della confusione informativa le cose che si fanno a Varese non riescono ad essere conosciute nelle altre provincie, e viceversa.
Il dispendio di energie e risorse pubbliche, e l’esiguità dei risultati rispetto a quelli che si potrebbero ottenere, è sotto gli occhi di tutti.
Il settore dei rapporti con l’estero è senz’altro emblematico della confusione che regna sotto il cielo della Lombardia.
La somma dei consorzi e degli enti privati e pubblici che si sovrappongono in questo settore è impressionante: in Lombardia abbiamo almeno 20 strutture diverse – nazionali, regionali e provinciali – che fanno sostanzialmente le stesse cose, spesso sovrapponendosi (a volte nello stesso momento) con convegni, missioni in entrata e in uscita, partecipazione a fiere, giornate di studi, pubblicazioni e analisi.
La Regione, che dovrebbe unicamente mettere ordine e regolare questo settore, complica ulteriormente le cose con una sua “politica estera” che non le compete e che dissipa ulteriori risorse.
Senza parlare dell’evidente conflitto di interesse per amministratori pubblici (presenti anche a Varese all’incontro con la Russia) che sponsorizzano pubblicamente una associazione privata, come la Compagnia delle Opere, che va ulteriormente a sovrapporsi sia alle organizzazioni imprenditoriali che agli enti pubblici in un rapporto che certo abbisognerebbe di maggiore chiarezza e soprattutto di una netta separazione dal potere politico regionale.
In questa situazione sembra difficile poter parlare di “sistema”.
Non sarebbe quindi forse inopportuna, a mio avviso, una riflessione anche da parte delle forze politiche regionali in merito a una situazione che mi sembra sempre più insostenibile.

Un cordiale saluto
Angelo Bruno Protasoni
Gallarate

Angelo Bruno Protasoni

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