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Permutare il debito pubblico

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19 novembre 2012

Caro direttore, non sono così competente in materia, anzi quasi ignorante per cui semmai scusate l’azzardo o la delusione, ma forse è il caso di “permutare o barattare” il debito pubblico; infatti ogni tanto, in qualche modo o a sprazzi, qualcuno ne riparla, anche se a quanto pare flebilmente pur necessitando di doverosi interventi con cure da cavallo.
In particolare servirebbero 2000 MLD di € recuperabili da parte del patrimonio disponibile immobiliare, o catastale, orientativamente in totale circa 30 volte superiore; nel contempo certamente estendendo le revisioni di spese, a partire dalle cose più abnormi nonostante tutto rimaste tali, con riforme fiscali tese ad abbattimenti di privilegi, rimborsi, o buon uscite, per il raggiungimento di quella equità tanto promessa e sottintesa quanto lontana, perché c’è ancora molto da scavare ripristinando livelli dai monti fino al mare.
La proposta “incombe” per cui dovrebbe essere all’ordine del giorno e discutibile, a questo punto almeno a volte “parlandone in primis” nella propaganda elettorale in atto, come dell’approvvigionamento energetico autosufficiente e perpetuo nel rispetto dell’ambiente, senza vaneggiare o prescindere, a meno che si vogliano alimentare interessi usurai con effetti che già a breve salteranno ulteriormente alla ribalta, praticamente ipotecando tutto vanificando le speranze residue.
Logicamente prefissandosi di azzerare e riuscendo a resettare, il suddetto debito e le fonti di sistema che lo generano, si ritornerebbe alla normalità ritrovando quella vivibilità che da tempo sta andando a ramengo, senza rassegnarsi ai ritmi frenetici, infruttuosi, imposti da responsabili farneticanti, o inadempienti, più o meno compiacenti, o latitanti, che basano la loro flemma, apparente, o incapacità proprio sull’esistenza di “stimabili beni”, o “robba”; compreso il consistente “monte oro” presente in riserve, stando così le cose purtroppo assistendo presto all’inizio di una svendita inarrestabile e progressiva, della sovranità degli Stati, ogni volta ricominciando da capo con traumatici conti alla rovescia in tassativi pillolari scadenziari.
Altrimenti quindi l’unica sicurezza è che non si uscirà più dalla crisi, alla fine lasciandoci trascinare da prese in giro per incompleti e illusori tecnicismi, in futili supposizioni o simpatie, essendo il momento di concretizzare e applicare dati di fatto reali evidenziati, non palliative fantasie.
Fine della “pensata” e di una carriera giornalistica, però mai iniziata e grazie per “la pazienza”, che si sa “non riempie la panza”; cordiali saluti e buona giornata.

Valter Abele Zaccuri

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