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Più cautela da parte degli psichiatri

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6 settembre 2006

Egregio Direttore,

anni fa mi recai in un reparto psichiatrico per fare visita ad un conoscente: il panorama che mi si presentò davanti era a dir poco drammatico e sconvolgente: tutti i pazienti sembravano zombie, camminavano, con lo sguardo fisso nel vuoto, molto lentamente, molti mi si avvicinavano chiedendomi soldi, altri giacevano nel letto in completa apatia e assenza di movimento, a tal punto che non rispondevano neanche al minimo saluto: tutti erano completamente svuotati come esseri umani! Lì conobbi un anziano, entrato nel reparto molti anni prima per una tubercolosi, che fu sottoposto a brutali e disumani trattamenti a base di elettroshock! Leggendo una rivista vengo a scoprire che anche Vivien Leigh, la star di “Via col vento”, fu un’altra vittima della psichiatria: da tempo affetta da tubercolosi, fu sottoposta, per una errata diagnosi, a brutali sedute di elettroshock che le causarono forti mal di testa e imbottita di psicofarmaci, morì all’età di 54 anni con il volto rivolto sul pavimento: i suoi polmoni erano pieni di liquido.

Nel passato avevo visto al cinema il film di Dario Argento “Profondo Rosso“, un film dell’Horror, ma vi posso garantire che quello che vidi nel reparto psichiatrico di quell’ospedale mi è rimasto ancora oggi appiccicato addosso nella mia memoria.

Attraverso una trasmissione televisiva vengo purtroppo a conoscenza del fatto che la pratica dell’elettroshock esiste tuttora, nel 2006! Ma la psichiatria non si ferma qui e diagnosticando qualsiasi sintomo come malattia, somministra ai suoi pazienti psicofarmaci, antidepressivi, stimolanti, molti dei quali producono dipendenza e sono oggetto di abuso.

Sempre più frequentemente sento notizie tipo: “Donna si uccide con un coltello: da tempo assumeva psicofarmaci”, oppure: “Sarebbero 20 le morti associate ad un antidepressivo negli USA”, “Morte di una donna di 63 anni, dopo la somministrazione di antidepressivi”… e potrei continuare ancora: ”Bambini ed adolescenti negli USA morti a causa dell’assunzione di psicofarmaci e antidepressivi”.

A questo punto io mi domando: gli psichiatri possiedono esami scientifici per confermare l’esistenza di ciò che definiscono “malattie mentali”? Inoltre quelle che ho citato sopra sarebbero le loro soluzioni?

Ma la cosa che mi sconcerta e mi angoscia maggiormente è il constatare che nessuno sta fermando questa medicalizzazione di massa e chi sta creando tutto questo. E’ ora di fare qualcosa: chi sbaglia, DEVE pagare!

Alberto Brugnettini

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