Ricerca

» Invia una lettera

“Più che un fantasma, a Varese si aggira un mostro”

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Caricando...Caricando...

27 aprile 2011

Egregio direttore,
Si è appena conclusa l’avventura progettuale dell’Accademia di Mendrisio che ha indagato, al di fuori di meccanismi politici ed economici, i più importanti temi urbanistici di Varese. Un’iniziativa sostenuta, anche finanziariamente, dall’Amministrazione e dagli Ordini professionali e che è stata accompagnata da una mostra e da numerosi dibattiti pubblici nel corso dei quali tutti hanno auspicato un “Rinascimento” progettuale varesino.

Con l’approssimarsi della campagna elettorale amministrativa alcuni hanno atteso l’eco del dibattito ancora caldo ma, sorpresa, ha fatto capolino, irresistibile, la caccia al voto, l’affermazione della propria presenza, la necessità di exploit capaci di fare convergere i riflettori.

Fatta salvi i titoli che singoli candidati vantano in materie di loro specifica esperienza, questo Ordine degli Architetti, pur nel rispetto delle opzioni politiche proprie dei candidati, ritiene doveroso intervenire nel merito di materie che gli competono e sulle quali ha non solo il diritto ma il dovere di espressione: l’architettura, l’urbanistica, in altro termine la città.

Su VareseNews abbiamo letto il contributo di un candidato al Consiglio comunale che, non resistendo all’occasione offertagli dal dibattito attorno all’ipotesi di un nuovo teatro in luogo dell’attuale caserma Garibaldi, affermava: “Un teatro c’è già, tutto il resto è speculazione… certo il teatro attuale è esteticamente brutto… non serve la forma, ma la sostanza… a Milano brutti teatri di periferia hanno dato vita…”.

Siamo stupiti nell’apprendere, da parte di un esponente progressista, una posizione capace di superare, per autoreferenzialità, le elite artistiche e culturali di altri tempi.
Noi architetti facciamo notare che il teatro non è un oggetto fine a se stesso, neppure ciò che in esso si rappresenta è autonomo. Il teatro raccoglie, interpreta, esprime in tante e diverse forme il mondo che lo circonda. Il vero palcoscenico sono la società è la città che gli vivono intorno, che accolgono le nostre vite e con esse alimentano il teatro stesso e quella sintesi della vita che è il palcoscenico.

L’obbiettivo di una città non consiste certamente nel fregiarsi di una bella facciata di teatro, bensì nell’offrire luoghi e spazi che sappiano accogliere e qualificare gli attori della scena urbana: i Cittadini. La città ha bisogno proprio di quanto si auspica nell’articolo citato salvo il sostituire alla parola teatro la parola città: “…uno spazio dei cittadini, un luogo che voglia, programmaticamente, sempre più aprirsi alle persone non rituali, una città che avverte il bisogno di esperienze culturali che creino inquietudini, lascino un segno, attivino emozioni, spazi per il pensiero” …proprio così deve essere la città, soprattutto quella che circonda il teatro e di cui il teatro deve essere stimolo e parte programmatica a servizio della città e non l’opposto, ad utilità anche di chi, ancora, non lo frequenti. Per ciò il tema non può ridursi a semplice “ristrutturazione” di un mostro, a imbellettamento di una facciata, no grazie gentile candidato, la città (quella vera) non è come le quinte di cartone di una scenografia teatrale!

A qualcuno pare che l’attuale insieme di Piazza Repubblica corrisponda a ciò che un Amministratore deve auspicarsi per i propri cittadini? Qualcuno ritiene che la nostra Comunità sia bene rappresentata da questo luogo? È questa l’immagine che la nostra città vuole per sé e che noi desideriamo lasciare ai nostri figli? Quanto agli aspetti ambientali, chiamati in causa in relazione all’implemento edificatorio compensativo, si sappia che è criterio acquisito che il consumo di territorio vergine sia da contrastarsi con la trasformazione urbana: concentrando, razionalizzando, e accrescendo laddove già urbanizzato.

Se, per contro, si paventano eccessive edificazioni a compensazione delle opere da cedere alla Comunità, ricordiamo che la legislazione affida all’Amministrazione stessa il compito di soppesare e proporzionare le opere compensative con le opere pubbliche in cessione.
A tale riguardo, cioè in merito alla praticabilità di opzioni alternative alla finanza di progetto privata per l’attuazione delle opere pubbliche, beh… qui lasciamo campo alle solide competenze degli attuali candidati e futuri amministratori, gli Architetti riconoscono i confini del proprio ruolo.

Laura Gianetti, Presidente Ordine Architetti di Varese

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.