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Politica, facciamo proposte concrete

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23 dicembre 2013

Nell’ascoltare un po’ tutti i mass media sulla protesta che ha riempito le piazze d’Italia dei così detti “forconi”, sembra che alla fine nessuno abbia delle proposte concrete da fare a questo governo oltre ad un generico malcontento fine a stesso. Per cercare di fare una sintesi della attuale situazione, credo che si debba partire da tre fatti oggettivi: la crisi economica forse la più grave della storia del nostro Paese dove nessuno riesce a dare delle risposte concrete; una crisi spaventosa della politica e dei partiti coinvolti in scandali di corruzione che da mesi o da anni sono piene le cronache giudiziarie; e poi una crisi delle istituzioni che si dibattano da quasi dieci anni sulla riforma delle legge elettorale che nessuno vuole modificare. Per uscire da questa paralisi i partiti dovrebbero dare segnali molto forti se non vogliono trascinare questo Paese verso il baratro senza ritorno:

CORRUZIONE – TOLLERANZA ZERO: Se dalla piazze viene il grido del “Tutti a casa” il messaggio è uno solo: mandare a casa tutti coloro che sono coinvolti in scandali di corruzione sia politici e sia i pubblici dipendenti. Bisogna avere il coraggio di licenziare il pubblico dipendete che è condannato per reati ci corruzione, ma per fare questo è necessario che l’esempio venga dall’alto, che purtroppo non c’è.

CRISI DEI PARTITI: Per riprendersi un minimo di credibilità i partiti devono avere il coraggio di fare scelte radicali: abrogare la legge sui rimborsi elettorali; abolire le spese dei gruppi consiliari regionali; uniformare e diminuire per legge un tetto massimo degli stipendi dei parlamentari, consiglieri regionali e di tutti i privilegi che questa casta si è costruita in tutti questi decenni. La legge proposta dal governo in questi giorni contrabbandata come abolizione al finanziamento ai partiti, è semplicemente ridicola, utile solo ad alimentare l’antipolitica.

LOTTA ALLA EVAZIONE FISCALE: La prima riforma si chiama semplificazione, abolendo dall’obbligo di dichiarazioni da parte di tutti i lavoratori dipendenti, pensionati e possessori della prima casa. Il nostro, deve diventare un paradiso fiscale, non per la facilità di evadere le tasse, ma per la semplificazione delle procedure, in cui il singolo cittadino è in grado di compilarsi da solo la dichiarazione di redditi come avviene nella maggior parte dei paesi europei. Senza una semplificazione burocratica, i grandi evasori totali possono dormire sonni tranquilli.

CRISI ECONOMICA: Si deve avere il coraggio di ammettere il fallimento del capitalismo ormai diventato una macchina mostruosa scientifica definita da alcuni FABBRICA DELLA POVERTA’ ritornando ad una economia mista in cui lo Stato ha il dovere di intervenire sulle storture delle economie di mercato. Sognare il mercato, l’aumento del PIL com unica ricetta per uscire dalla crisi si è dimostrato solo fallimentare. Solo interventi mirati per l’aumento della occupazione possono salvare questo paese dalle proteste sociali in atto.

CRISI ISTITUZIONALE: Dopo la bocciatura della Consulta, che ha bocciato il premio di maggioranza, abbiamo un Parlamento politicamente delegittimato, incapace di fare riforme, anche perché rifatta la legge elettorale, correrebbero il rischio di essere mandati tutti a casa. (Anche la stessa legge per l’elezione diretta dei sindaci senza il doppio turno è anticostituzionale). Pensare che questo Parlamento faccia le riforme che servono al Paese è utopia. Forse si dovrebbe avere il coraggio di scegliere strade inusuali: chiedere alla consulta di fare uno proposta seria di riforma e che il parlamento la voti senza modifiche.

CRISI DELLA GIUSTIZIA: Il nostro è un Paese dove la giustizia non esiste, assediato da norme e codicilli che hanno portato ad avere un numero di avvocati dieci volte superiore alle medie europee.

Una casta, magistrati e avvocati, che non ha mai mostrato disponibilità di rinnovamento. Una proposta potrebbe essere quella di abolire tutte le Società a Responsabilità limitata che nella nostra economia sono il cancro della credibilità, dove uno può fallire ripetutamente senza mai dover pagare per le truffe che provoca nei confronti delle altre imprese: siamo l’unico Paese in cui uno fallisce ma continua a lavorare solo cambiando la propria denominazione.

Ascolteranno i partiti la protesta che sale da questo Paese. Non credo, forse dovremmo avere anche nella politica un Papa Francesco che non c’è e nemmeno Giorgio Napolitano può candidarsi a farlo, perché di questa crisi ne porta anch’esso le maggiori responsabilità.

Emilio Vanoni - Induno Olona

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