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Politica o amministrazione?

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18 gennaio 2009

Egr. direttore,
c’è un punto di vista che ricorre spesso nei nostri ragionamenti e che mi sembra estremamente deleterio. Cerco di riassumerlo in una frase:
esporre in maniera ragionieristica e statistica l’argomento trattato sembra molto irrispettoso, si tratta di un problema politico.
Persino io capisco la differenza fra ragioneria e statistica, da una parte, e la politica, dall’altra.
Le prime due contabilizzano, quantificano, una realtà. Non possono prescindere da ciò che è vero e servono ad avere una situazione esatta di qualsiasi cosa concreta o quasi. Quasi perché non vorrei escludere gusti e opinioni che possono essere oggetto di statistica.
La politica, invece, che dovrebbe essere l’arte di governare le comunità, è diventata l’arte di conquistare, gestire o mantenere il potere. Il Machiavelli è attuale e spiega tutto anche dopo secoli.
Ormai la politica ha preso il sopravvento in quasi tutto quel che è pubblico. Si salva solo qualche minicomune. La cronaca stessa conferma che è così. Anche su questo giornale fatti prevalentemente economici, vedi SEA (Malpensa), vengono interpretati in maniera politica e commentati prevalentemente da politici. La lettura economica serve solo per quantificare le perdite in denaro provocate dalla politica (sempre e solo quella altrui).
Direi che sarebbe ora di ricordarci che la politica dovrebbe servire solo a i dare un indirizzo di massima alle scelte, ma per farle si dovrebbe ricorrere a ragioneria e statistica, che danno la rappresentazione della realtà.
Se non vogliamo che si buttino dalla finestra i troppi soldi che paghiamo allo Stato, dobbiamo ricordarci che ogni Ente ha un bilancio. I bilanci sono roba da ragionieri e non da politici. I bilanci di previsione sono un problema fondamentalmente amministrativo. Solo le impostazioni della gestione futura e le relative scelte di fondo sono un problema anche politico, che però non può prescindere dalle situazioni e possibilità del mondo reale.
Che avessero ragione quei benedetti Padri Fondatori della nostra Repubblica che avevano previsto due livelli ben distinti nella gestione della cosa pubblica? Avevano giustamente previsto la coesistenza di “politici” e di “amministratori” con compiti e provenienze diverse. Non è un caso che l’anno scorso abbiamo avuto le elezioni “politiche” e quest’anno avremo le “amministrative”.
A differenza del solito, questa volta, cerchiamo di non pensare all’etichetta di partito, che di solito è l’unica referenza di molti personaggi in lista, e di valutare le competenze. A mio avviso di politici ne abbiamo già troppi.

Con i miei migliori saluti

Alberto Gelosia

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