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Politici vecchi e scenari nuovi

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18 aprile 2007

Egregio Direttore, lo scenario politico italiano in questi giorni è animato sia a destra che a sinistra dalla ricerca di accorpamenti fra partiti o di nascite di nuovi soggetti. I congressi già celebrati in questi giorni e quelli che prenderanno il via nelle prossime ore dimostrano, a mio modesto avviso, il confermarsi di un “peccato originale”. Si propongono aggregazioni e si minacciano scissioni per conseguire un unico scopo: prendere più voti per meglio esercitare il potere. Tutti i partiti si sbracciano per far capire che vogliono un futuro diverso. Sì, diverso da cosa? Dagli errori del passato? O dalle arroganze che si consumano ogni giorno? Decidono sempre e solo i “vertici” e allorchè sbagliano nessuno pensa a farsi da parte. Gli iscritti servono solo per le manifestazioni in piazza o per i congressi, dopo i quali, tutti a casa e ritornano a comandare sempre e solo gli stessi. Le insofferenze dei giovani di Forza Italia varesini che lamentano di non essere considerati per le prossime candidature in provincia o quelle dei giovani ds che si vedono esclusi dal dibattito per il Partito Democratico, sono la testimonianza di un percorso politico che rimane sempre lo stesso. Leggo che il presidente della Provincia uscente e che si ricandida, ha già piazzato alcuni paletti per qualche prossimo assessore. In nome di cosa? Di un dimostrata efficienza? E gli altri non sono stati all’altezza? In nome di una rielezione tutta ancora da verificare? Ecco, in dodicesimo, un modo di gestire il “potere”. Che dire poi dello strapotere dei partiti che si costruiscono privilegi a non finire a fronte di inefficienze e scarsa attività parlamentare. Si indicono referendum e poi non si rispetta la volontà del popolo italiano (vedi finanziamenti ai partiti, ministero dell’ agricoltura o responsabilità civile dei magistrati). Si parla di lotta all’ evasione fiscale e si scopre che i primi sono i parlamentari a far lavorare in nero i loro “portaborse”. Si stracciano le vesti contro le coppie di fatto e poi scopriamo di seconde famiglie di parlamentari e addirittura di assistenza sanitaria a favore del coniuge convivente. Si grida al lupo straniero per Telecom e si dimentica di chi ha privatizzato ciò che forse doveva rimanere pubblico. Si parla di pensioni, di scalone e scalini e fanno finta di dimenticare i privilegi di deputati e senatori. E allora. Fra un mese saremo chiamati a votare per il rinnovo della Provincia. Non sarebbe ora di chiedere a chi si ricandida di presentare il conto del suo mandato quinquennale? O delle volte in cui hanno riuniti i cittadini del collegio per spiegare le proprie attività? E ai nuovi non sarebbe giusto chiedere di dimostrare le approfondite conoscenze del territorio? Credo che la presentazione di programmi elettorali sia una mera presa in giro. Quello che ritengo indispensabile, invece, è una inversione di rotta, che riguarda la morale amministrativa e politica e l’ etica dei partiti. Gli elettori si tolgano di dosso una volta per sempre le magliette di tifoseria ideologica ed impongano col voto uomini e movimenti nuovi. I partiti non si rinnoveranno mai se i fondatori di nuovi soggetti sono gli stessi che li hanno rovinati.

Giovanni Mele – Luino

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