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25 novembre 2008

Caro Direttore,
vengo come al solito tirato per i capelli, da Sandro Pignataro, nel rituale protrarsi di una polemica della quale – sia detto con la dovuta franchezza – avrei volentieri fatto a meno. Debbo riconoscere, peraltro, che Pignataro è attento ed accurato studioso dei miei scritti e contributi apparsi qua e là sulle pagine di Varesenews, dal momento che mi cita testualmente – e a proposito – nella sua lettera.
Un’attenzione personale che in altre occasioni mi onorerebbe, se non si trattasse della conseguenza – credo, anzi son certo, anche ideologica – di una sorta di “attrazione (o repulsione?) fatale”, di parossismo monomaniacale di cui il Maestro ha investito anche in passato la mia modestissima persona (cfr. per esempio la brillante caricatura del sottoscritto tracciata riprendendo lo scritto di una studiosa romana in http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id_articolo=9297 , e la mia risposta in “Bobo e la cultura di sinistra”, in http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id_articolo=9318 ).
Aspirazioni personali gallaratesi rimaste insoddisfatte? Non so, non sta a me dirlo e non è mia responsabilità.
Certo è tuttavia paradossale il tenore finto-libertario della lettera in questione da parte di persona (libero artista?) che un paio d’anni fa (e volendo ho anche a disposizione le fonti) indirizzava a eminenti politici di centro-destra missive in cui poneva in guardia dal rischio che la sinistra riprendesse le redini delle istituzioni culturali in provincia di Varese, invitando a fare muro contro questa sorta di “invasione degli ultracorpi”.
Ma tant’è, veniamo al dunque. L’intera lettera di Pignataro tende a far credere e ad argomentare – così come oggi l’homepage del sito dell’Orchestra Camerata dei Laghi – che la decisione di sospendere il concerto di questa sera sia dipesa dalla Fondazione e dalla mia persona. Non solo, parla – ed in questo ancora una volta credo offenda gravemente la serietà dell’operato di un’Amministrazione – di una “giunta che, purtroppo, troppo spesso non può avere né tempo, né strumenti per valutare il suo [della direzione della Fondazione] operato culturale”.
Eppure, caro Maestro, proprio di questo si tratta . La Giunta, evidententemente, ha avuto tempo e strumenti . La Fondazione, ancora alle 16.30 di ieri, stava approntando tutto il necessario per il concerto di questa sera quando è arrivata, da parte della Giunta, l’indicazione di sospendere la serata. Avremmo organizzato il concerto – nella tacita ipotesi di buona fede delle parti – indipendentemente dalla mancata firma del contratto (che è comunque e mi sento di ribadirlo , dopo tutti i nostri solleciti, segno di mancanza di professionalità, quantomeno organizzativa: sul piano artistico, dato che a suo parere – mi riferiscono – di musica classica capirei “meno di una sedia” non intendo eccepire) . E avremmo organizzato il concerto – proprio in forza della citazione che giustamente mi attribuisce – nonostante il rischio/certezza, fortissimo e già evidenziato, di un grave vuoto in platea. Del resto – Tommaso Guidotti potrebbe testimoniarlo, anche se non ha avuto lo spazio per riportarlo tra le mie dichiarazioni – nella breve chiacchierata di ieri con lui ho avuto proprio occasione di sostenere che i numeri mi interessano solo fino ad un certo punto (ma fino ad un certo punto, vivaddio, sì! Stiamo parlando di 4 prenotazioni 4 alle 16.30 di ieri).
Tuttavia, appunto alle 16.30, è arrivata la decisione della Giunta. Una decisione le cui ragioni formali sono da rintracciarsi in quanto già da noi precisato e, desumendo il rilievo dalla sua intervista di sabato alla “Prealpina”, nella sostanziale presa d’atto da parte della Giunta (mi sarò forse espresso male, ma credo che il nocciolo fosse chiaro) delle criticità intercorrenti nei rapporti tra la sua orchestra, il Comune e la Fondazione e nella necessità – conseguente – di valutare attentamente gli sviluppi futuri. Il tutto in via talmente ipotetica che – me ne rendo conto ora – nella comunicazione che le ho indirizzato ho addirittura impiegato la bruttissima formula linguistica “…difficoltà nella possibilità di poter… ”.

Per quanto ci riguarda, dunque – ma credo anche per quanto riguarda il Comune, che provvederà se lo riterrà il caso a risponderle direttamente – niente di censorio . Se non ad un altro comportamento, quello sì inammissibile e grave : il fatto cioè di trasformare (come da sue dichiarazioni alla “Prealpina” e come da volantini ed sms diffusi ieri in tutta la città) una serata organizzata in un teatro pubblico , con un compenso corrisposto parte dal Comune e parte dalla Fondazione per un concerto , in un’ occasione per un dibattito (processo?) sulle politiche culturali di Fondazione ed Amministrazione, senza che né l’uno né l’altra fossero stati minimamente avvisati dell’iniziativa, se non “a mezzo stampa”. Come ho detto ieri a Guidotti: sarebbe stato come se il Teatro Mercadante di Napoli – che ci ha portato Gomorra nel fine settimana – avesse deciso senza dirci nulla di organizzare un bel convegno sull’opera di Roberto Saviano o, peggio, sulla camorra nel gallaratese! Le garantisco: senza nessuna censura anche solo questo comportamento avrebbe giustificato la decisione della Giunta.
Dopo di che, e concludendo: la retorica più o meno fondata sulle leopardiane “magnifiche sorti e progressive” dell’Orchestra Camerata dei Laghi e sui suoi riconoscimenti – che sono ben disposto ad ammettere – mi interessa relativamente, in questo contesto. Mi interessa molto di più – per ragioni artistiche, tecniche ed organizzative – che Pignataro abbia un definitivo chiarimento con l’Amministrazione di Gallarate in vista dei suoi concerti futuri. Noi, come avvenuto in questo caso, ottempereremo a quanto verrà concordato e deciso. Cosa che – del resto – pareva accaduta più o meno ad aprile di quest’anno, quando gli accordi tra Comune, Orchestra e Fondazione parevano ormai definiti. Evidentemente sbagliavamo.
Concludo, senza polemica, ringraziando il direttore per questo spazio che, unico , mi ha consentito di “portare argomenti”, di cui non sono affatto privo. Non li ho neppure riportati tutti: temo, tuttavia, che abbiamo sufficientemente annoiato gli splendidi lettori/scrittori delle lettere di Varesenews.

Fondazione Culturale di Gallarate

Il direttore

Adriano Gallina

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