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Presumendo in libertà

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16 novembre 2008

Egr. direttore
sono convinto anch’io che la verità sui fatti di Genova non verrà mai a galla. Saremo sempre costretti a fare ipotesi. Ricordo che allora avevo ricavato l’impressione di una partita a scacchi fra maggioranza ed opposizione, cominciata mesi prima e poi sfuggita di mano ai contendenti per cui si è conclusa il fatidico giorno con uno stallo sanguinoso. Tutte le parti ci avevano messo del loro: non conveniva, e tuttora non conviene che la verità emerga. Siamo di fronte alla solita storia del ricatto reciproco.
Neppure la magistratura si è scaldata più di tanto. Oltre a tutto in quel marasma di prove serie non credo ce ne fossero molte.
La vicenda si è conclusa come doveva: nessun grande colpevole, solo qualche pesce piccolo. Non si poteva sicuramente far finta di nulla, persino “la gente” si sarebbe accorta, magari si sarebbe imbufalita, ed in quel caso sarebbe stata incontrollabile, perché anche da fronti opposti si sarebbe sentita la puzza dello stesso marcio.
Per forza si dovevano lasciar fuori i grossi e quelli che sapevano. Per forza si doveva pescare qualche piccolo innocuo. Allora si sono presi alcuni teppisti per i fatti del giorno, e alcuni poliziotti per i fatti della notte.
Che ci fossero responsabilità diverse e più grandi è logico. Da una parte basta ricordare i telegiornali che mostravano le esercitazioni al combattimento di futuri dimostranti. Dall’altra basta pensare all’impiego notturno di poliziotti con quindici o venti ore di servizio, di quel tipo poi.
Siamo destinati a dover presumere sempre, almeno finché continueremo a dividere il mondo in buoni (noi ed i nostri) e cattivi (gli altri).
Sono convinto che non tutti i nostri rappresentanti siano marci, ma che il marcio sia ovunque e ben distribuito.

Gelosia

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