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Prima del bike sharing occorre rivedere la viabilità

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26 aprile 2011

Gentile direttore,
sono molto contento che il mio intervento sulle biciclette e sul noleggio di mezzi a pedalata assistita abbiano suscitato tutto questo interesse e ringrazio il Sig. Claudio Gianettoni (city manager del Distretto del Commercio) per la sua lettera di risposta.
Vorrei precisare che nel mio intervento non vi era alcun tono polemico e, tanto meno, politico, nelle osservazioni proposte ma, data la mia passione per l’argomento, uno spirito costruttivo e di proposta di confronto aperto.
Credo però che la trasformazione di un centro urbano in una città a vocazione ciclabile sia assimilabile alla costruzione di un nuovo palazzo dopo l’abbattimento di quello vecchio. Cominciare dal bike sharing, si tratti di bici tradizionali od elettriche, è come partire dalla piantumazione delle peonie nel giardino condominiale prima ancora di aver costruito e, soprattutto, demolito il precedente edificio.
Le molteplici esperienze di città ciclabili in tutta Europa, ci insegnano che tutto ciò è possibile ma occorre pensare ad un progetto nel medio-lungo periodo che preveda una pianificazione iniziale, uno sradicamento delle abitudini dei cittadini, e una costruzione contemporanea di un’alternativa sostenibile valida.
Per Varese, credo che il punto più difficile sia la “demolizione”.  Mi si lasci osservare quanto la nostra città abbia uno spirito individualista assai marcato, non abbia una grande cultura del bene comune e consideri l’auto come mezzo insostituibile anche quando è fortemente inadatto.
Prima del bike sharing occorre una ristrutturazione globale della viabilità con l’estensione del centro pedonale, l’istituzione di piste ciclabili connesse a  parcheggi fuori dal centro,  la conversione di percorsi esistenti, le rastrelliere per le bici in ogni luogo, un autobus che permetta il rientro a Varese dalla ciclabile del lago con la propria bici, e via dicendo.
Ma prima ancora occorre l’istruzione e la divulgazione. Occorre andare nelle scuole e proporre soprattutto ai genitori e ai professori l’uso della bici (o del cammino) per recarsi a scuola, ostacolando fortemente l’uso dell’auto e vietandone i parcheggi. Occorre istituire iniziative pregevoli come il “bici bus”, che, ad esempio, nella provincia di Trento, ha funzionato a meraviglia e dove tutti i giorni centinaia di bambini entusiasti vanno a scuola in bici. E poi occorre informare correttamente la popolazione di questa straordinaria possibilità con iniziative a tutto campo. I mondiali di ciclismo sono stati una clamorosa occasione persa per creare una “moda” virtuosa che avrebbe potuto davvero cambiare le cose.
La mia perplessità al “bike sharing elettrico” di questi giorni sta in questi termini. Se chi non conosce l’argomento proverà una di queste bici rischierà di essere ulteriormente disincentivato. Chi non è abituato al traffico maleducato di Varese si spaventerà presto e, con questo modello di bici, avrà la percezione di un “simil-motorino”, abbastanza faticoso da utilizzare, anziché quella di un mezzo efficiente e straordinario, che è un’autentica bicicletta, che ci aiuta con il suo motorino elettrico (costo di quest’ultimo: circa 100 Euro l’anno) quando non ce la facciamo.
In ogni caso, il bike-sharing funziona unicamente in città che abbiano una forte vocazione turistica.

Concludo invitando chiunque:
–  a regalarsi un weekend in bici in città come Ferrara, Winterthur, Berna, Vienna, Amsterdam, Berlino, Strasburgo, ecc. per capire meglio le splendide sensazioni che produce l’uso della bici come mezzo di trasporto urbano in una città che lo rispetta
–  a evitare inutili e poco documentate polemiche, a dialogare e cercare di capire, a stabilire contatti tra l’amministrazione, le associazioni di cicloamatori,  i singoli cittadini, per la costruzione di una città più bella, simpatica ed ospitale
– ad andare ugualmente a provare le bici messe a disposizione dallo IAT– non rischieranno certo di schiantarsi al primo palo perché carenti in frenata; non è così –  ma con la consapevolezza che esiste di molto meglio, sia come bici elettrica che, soprattutto, come città in termini di accoglienza, strutture, condivisione del bene comune, qualità che non sono di destra o di sinistra ma di tutti e per tutte le età.

Claudio Farinone

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