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Prima di tutto viene il rispetto dei simboli della Patria

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20 novembre 2008

Gentile Direttore,

rispondo, se me lo consente, al Lettore Signor Matteo Musco, che mi chiama in causa (sebbene “allungando” il mio cognome, che è “Galtieri”) con la sua lettera sotto il titolo: “Caro Galatieri guardi al di là delle bandiere”.

Gentile Signor Musco, perché si scandalizza per non avere io citato, ieri, i (cosiddetti) “seguaci delle varie leghe”? Che, contrariamente a quanto Lei afferma, non considero “aderenti a sette segrete e demoniache” ma, casomai, gente che non rispetta il proprio Paese, che per Sua e loro informazione, è l’Italia, non la cosiddetta pseudo-‘padanìa’, che non, dicesi non, esiste (non mi frega un accidente, scusi la franchezza, di quello che scrive la “Treccani”, gentile Signorina Daniela Restelli, e si ricordi che in Italia esiste solo un popolo: il popolo italiano!); quindi, come ho già scritto in altre occasioni, “absit iniuria verbo”, li considero “cani che non rispettano il loro padrone”, vale a dire gente che evidentemente non sa portare rispetto alla propria nazione o alla propria Patria. Cosa vuole farci: siamo in democrazia e quindi, Le piaccia o no, io sono liberissimo di esprimermi come più e meglio ritengo opportuno, specialmente verso coloro che denigrano la (mia) Patria che, guarda caso, è anche la loro! Argomento chiarito, spero, quindi, chiuso! In ogni modo, se non li avevo citati, e videntemente non avevo avuto motivo per farlo.

Per quanto attiene, invece a quelli che Lei chiama “saluti militari”, sebbene convenga con Lei per tutto quanto non funzioni in Italia, ritengo che Lei si sia sfogato con la persona sbagliata giacché, a mio avviso, di questo dovrebbe essere responsabile il Governo, e di conseguenza il Presidente del Consiglio, che potrebbe dimostrare più serietà (nonostante il parere della Signora Roberta Lattauda, che contrariamente al sottoscritto, si diverte per quelle trovate da collegiale o da cabaret del nostro Capo del Governo).
Signor Musco, Lei che si definisce “ex militare” (dimostrando di non avere prestato la dovuta attenzione sotto le Armi, giacché avrebbe dovuto definirsi “militare in congedo”, ammenoché non sia stato “radiato” dall’Arma o Corpo di appartenenza!), si scaglia anche contro di me per il fatto che io mi onori di tutelare il prestigio della Bandiera (e delle Bandiere ufficiali) in ogni occasione e su tutto il territorio nazionale. Cosa vuole, nel mio piccolo, io faccio mio lo slogan del Parmigiano Reggiano: “La forma è sostanza!” (Saprà, immagino, che in Emilia[-Romagna] una pezzatura di formaggio è definita [la] ‘forma'; bene, per me “la ‘forma’, nel senso di ‘stile’, è sostanza”). Pertanto prima deve venire il rispetto per i Simboli della Patria, per le Istituzioni e di conseguenza, a seguire, tutto il resto, ivi comprese le cose che suggerisce Lei.

Tornando alle mie critiche, da Lei criticate,sul non rispetto del Cerimoniale da parte del nostro Presidente del Consiglio, se si ricorda qualche nozione militare che dovrebbe avere appreso al 72 Rgt. Fanteria “Puglie”, al Rgt. Genio Pionieri (quale?) e, specialmente, all’Accademia della Guardia di Finanza, dovrebbe insegnare Lei a me le annotazioni segnalate, che invece mi critica. Se a Lei piace vedere il Premier sorridere mentre passa in raggegna un Reparto in Armi (che, guarda caso, è impalato sull’attenti, anzi sul ‘presentat-arm!’), buon pro Le faccia; a me dà enormemente fastidio, per rispetto, ripeto, verso l’Istituzione militare.
In ogni modo, si tranquillizzi: non ho nessuna intezione di farmene una ragione quando e se si manca di rispetto alla Bandiera, al Cerimoniale e all’Istituzione Militare e, “Last but not least”, al concetto di Unità della (mia) Patria, l’Italia (che, “repetita iuvant” si distende da Bardonecchia, Ovest, Predoi, Nord, Canale d’Otranto, Est, Punta Spada, Lampedusa, Sud), piaccia o meno, a Lei e a chi avente causa (per esempio i cosiddetti “seguaci delle varie leghe”, così non si lamenterà più della omessa citazione).

Grazie, Signor Direttore, per lo spazio e la cortese attenzione, con un cordiale saluto (tutto sommato) a tutti.

Fortunato Galtieri

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