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Progetto Concittadino: “A Milano una mobilitazione carica di speranza”

guardia costiera migranti profughi
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20 maggio 2017

Affrontare il tema delle migrazioni oggi è una di quelle cose che evoca subito situazioni apocalittiche. Posto che, anche se non si avesse nessuna opinione in merito, sarebbe solamente ragionevole non affrontare la questione con semplificazioni retorico-giornalistiche, diventa anche molto facile smentire l’dea che un orda di barbari si stia appropriando della penisola, rubando e stuprando chiunque in ogni angolo, approfittando del munifico stato italiano che utilizzerebbe il denaro dei contribuenti per farli vivere nel lusso in hotel a cinque stelle, il tutto con la connivenza di cattive organizzazioni non governative che, colludendo con le mafie locali, darebbero sicuri passaggi sulle loro navi, probabilmente anch’esse pagate con denaro pubblico. Basterebbero piccoli approfondimenti: guardando ad alcuni dati, pensando alle note condizioni di vita in affollati centri di accoglienza, o al fatto che queste persone fuggano da situazioni insostenibili (per documentarsi segnalo l’importante lavoro che costantemente fa Open Migration

(http://openmigration.org).

L’ipotesi di non fermarsi ad una prima semplificazione è sempre stata, peraltro, ancora meno attrattiva a Varese dove è nata e cresciuta la Lega, che ha governato la città per quasi tre decenni e che ha costruito le proprie fortune locali e nazionali sulla distinzione tra noi e loro. Sia il noi che il loro si sono modificati nel tempo e da lombardi contro non lombardi, si è passati a “padani” contro “teroni”, fino ad arrivare al contemporaneo italiani contro stranieri. Quello che non si è modificato è il principio che informa queste ipotesi politiche, che vorrebbe preservare una supposta forte identità ora lombarda, ora padana, ora italiana dal pericolo del meticciamento culturale e, all’estremo, anche razziale.

È evidente quanto questo principio sia fuori dal tempo, che è fatto di flussi culturali, commerciali, tecnologici, mediatici che non possono evitare in alcun modo, anche se fosse desiderabile, una certa commistione tra idee, pratiche, persone provenienti da diverse parti del mondo. Peraltro, essendo inevitabile, dimostra anche quanto sia guidato da profondi sentimenti di rifiuto di ciò che non si capisce, non si vuole comprendere e, perciò, si sente come minaccioso. Mi pare altrettanto evidente che, dopo numerosi anni nei quali il dibattito sulle migrazioni sia stato guidato da semplificazioni e paure, il rischio che si corra sia quello di rinunciare ad un superamento di queste ipotesi a favore del realismo politico: si presuppone che i cittadini siano massicciamente e aprioristicamente contro chiunque si attivi per affrontare il tema delle migrazioni fuori dalla logica dell’invasore rendendo politicamente sconveniente cambiare rotta. Forse anche in città come Varese che non sono più governate dalla Lega.

Pur non avendo io delle soluzioni immediate, che peraltro suonerebbero come ulteriori semplificazioni di una situazione complessa, mi sembra utile proporre un diverso modo di affrontare la questione che parta da un’ipotesi inclusiva di ciò che possiamo definire accoglienza e che mi piacerebbe che una città come Varese possa fare propria. Una città inclusiva si dovrebbe strutturare per poter essere la città di tutti, attraverso politiche che favoriscano la vita di persone fragili e meno fragili. In questo senso, riguardo all’accoglienza dei migranti, una città inclusiva dovrebbe occuparsi di non nascondere il problema e di dare ai cittadini tutti gli strumenti per evitare semplificazioni; dovrebbe promuovere e comunicare forme di accoglienza diffusa che vadano nella direzione del superamento della paura; dovrebbe fare quello che è possibile per programmare politiche di accoglienza che superino la logica dell’emergenza; dovrebbe poter garantire a tutti i cittadini, anche stranieri e migranti, possibilità di vita dignitose.

Cosa questo significhi concretamente è da discutere, ma in generale una città inclusiva significa un’amministrazione locale che proponga politiche inclusive e che stringa un patto con la società, le organizzazioni che operano sul territorio e i cittadini che hanno interesse a spendersi in quella direzione.

Per questo ritengo importante che Progetto Concittadino e il Comune di Varese abbiano sottoscritto l’appello della manifestazione “Insieme senza muri” del 20 maggio a Milano. Una mobilitazione carica di speranza. La speranza di chi crede nel valore del rispetto delle differenze culturali ed etniche. La speranza di chi ritiene che la società plurale sia un’occasione di crescita per tutti e che la logica dei muri che fomentano la paura debba essere sconfitta dalle scelte che pongono al centro la forza dell’integrazione e della convivenza. Quelle scelte che, a cominciare dall’Europa, sconfiggano il vento dell’intolleranza e che mettano al centro il principio dell’incontro tra i popoli e di un futuro fondato sul valore della persona senza che la nazione d’origine, la fede professata, il colore della pelle possano diventare il pretesto per alimentare nuove discriminazioni. Quelle scelte che, a livello nazionale, ci portino a compiere, senza ambiguità, passi avanti reali, come l’effettivo superamento della Legge Bossi Fini, l’approvazione della Legge sulla Cittadinanza, la necessità di rafforzare un sistema di accoglienza dei migranti fondato sul coinvolgimento di tutte le comunità e le istituzioni, la trasparenza, la qualità, il sostegno ai soggetti più fragili (i minori, le donne, i vulnerabili), la cultura dei diritti e della responsabilità. Milano è nata dall’incontro tra storie diverse e il suo sviluppo si è fondato, nei suoi momenti migliori, proprio sulla capacità di accogliere le diversità e di alimentare la coesione sociale. E come Milano, in svariati luoghi del mondo, chi crede nella società aperta, e non si fa incantare dalle sirene dell’odio, scommette con più certezza sulla propria crescita e sulla capacità di generare lavoro, benessere ed opportunità.

(https://www.20maggiosenzamuri.it)

Lorenzo Fronte
Delegato lista Progetto Concittadino – Commissione Servizi Sociali

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