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Proprietà privata anche nei boschi

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27 settembre 2006

Egregio Direttore,
se non ho mal interpretato l’intervista del sindaco di Marzio – di cui condivido la preoccupazione per i boschi del Varesotto – debbo però segnalare il mio completo disaccordo sulla pretesa che “il bosco sia patrimonio collettivo e le recinzioni di terreni boschivi privati sono un’assurdità in questo senso”.
Perchè la proprietà privata dei boschi dovrebbe essere diversa da quella dei campi coltivati, delle case e degli appartamenti? Capisco che sia piacevole usare (e purtroppo spesso abusare, come il vostro servizio fotografico bene testimonia) gratis di beni che altri curano; ma non capisco perchè sia considerato non solo legittimo, ma anzi raccomandabile che i turisti possano entrare nei boschi altrui (e spesso di fare incetta di ciò che trovano, di usare – ma forse è meglio utilizzare le parole corrette e cioè rubare – legna tagliata ed accatastata con costi e fatica per accendere fuochi) e non invece in tutti gli altri beni privati. Ad esempio se andassi a cogliere le pesche in un giardino altrui – recintato o no – chiunque troverebbe naturale se mi prendo una fucilata. Se andassi in una proprietà privata patrimonio artistico – ad esempio un palazzo antico milanese, o ad esempio la famosa Villa Certosa – e pretendessi di entrare ed uscire a mio uzzolo sarei preso per matto, se non peggio.
Per i boschi no! e ci si meraviglia che il turista non sappia se può entrare o no! Qualunque sia la percezione che ognuno abbia della proprietà privata, ovvero che sia sacrosanta come pensa alcuno, che sia un furto ed un sopruso come pensa (e soprattutto pensava) qualche altro, o che – come penso io – vada tutelata con il solo limite della destinazione universale dei beni, ciò deve valere per boschi, terreni, case ed altri beni: o tutti possono andare dappertutto, oppure è ovvio, legittimo e raccomandabile che anche i boschi siano recintati. Forse qualcuno proverà rabbia nel vedere che quelli recintati sono probabilmente i meglio mantenuti; ma anche ciò dovrebbe far pensare a fondo.
Vi è in economia un meccanismo fondamentale che è la cosiddetta selezione avversa: se – come avviene ad esempio per le piante poste in zona urbana – si pensa di tutelare per la collettività un bene (appunto tali piante) addossando pesi talvolta insostenibili ai proprietari che “hanno la sfortuna” di averle cresciute a vantaggio di tutti si otterrà il risultato opposto; i proprietari abbatteranno le piante prima che diventino di misura da tutelare.
Se – come io credo, e come fanno finta di credere anche altri – il verde è un bene privato di cui però usufruiscono tutti quelli che respirano (uomini e animali) perchè nessun comune comprende tra le operazioni conteggiabili “a scomputo d’oneri di urbanizzazione” la piantumazione? Perchè se i boschi sono una parte importante della “Land of tourism” i contributi pubblici per il loro miglioramento sono inesistenti?
E se Marzio (e faccio solo un esempio – per carità) deve la sua fortuna turistica ai boschi circostanti, che incentivi danno il Comune, la comunità montana, la Provincia per la manutenzione?
E nel caso disgraziato – che avviene peraltro in altra località, sempre del nord Varesotto – nel quale l’improvvida iniziativa di installare barbecue nel bosco fa si che i “civilissimi” turisti, non sapendo se una recinzione in legno (ecologica!) “possa essere superata o no” decidono di svellerla e di usarla per farci la brace, vi è qualcuno di quelli che ritengono che il bosco sia patrimonio collettivo che vengano a ripristinarla oppure è giusto che gli oneri rimangano privati ed a sistemarla pensi il proprietario?

Massimo Galli

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