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Prostituzione e schiavitù

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22 ottobre 2007

Caro Direttore,
molto sconsolante la conclusione cui perviene il sig. Marco R. quando scrive:
“Premesso che la prostituzione, lavoro più vecchio del mondo, non potrà e non verrà mai cancellata dalla faccia dalla terra….”
Che sia il lavoro più vecchio del mondo è solo un banale luogo comune, credo che la fatica del cacciatore nella preistoria sia senz’altro precedente, a meno che non si intendano come “lavoro”anche tutti gli atti sessuali consenzienti compiuti dalle donne, ma io questi preferirei senz’altro chiamarli “amore”.
Nelle nazioni più evolute è completamente scomparsa la schiavitù, perché non può sparire anche la prostituzione? Almeno nella sua forma più avvilente, quella appunto di “lavoro forzato”.
Qui comunque stiamo parlando di donne di colore, suppongo immigrate; sono tutte in regola con i permessi di lavoro e carte di soggiorno? Possono dimostrare che si prostituiscono nei boschi solo per hobby nel loro tempo libero?
Allora la Bossi- Fini vale solo per quei poveri Cristi che magari lavorano come schiavi…sic! Ma le donne presenti (ammesso che ce ne siano) nelle Istituzioni dei Comuni dove avviene questo sconcio non hanno nulla da dire? E i Sindaci non possono sollecitare chi di dovere a intervenire?
Non credo sia così difficile togliere la prostituzione dalle strade, almeno quella praticata da extracomunitari/e.
Più difficile scovare quella che si nasconde negli appartamenti (affittati da italiani) e che si pubblicizza tramite inserzioni sui giornali.
D’altronde, fintanto che la prostituzione in Italia viene tollerata, si può intervenire solo con le leggi contro l’immigrazione clandestina.
Aspettando che i tempi maturino e in Parlamento si decidano a legiferare in materia in maniera più restrittiva, magari accusando il cliente di “favoreggiamento della prostituzione”, questo sì considerato reato.
Perché no? E’ peggio chi abusa del “bisogno” o dello “stato di schiavitù”di queste creature, o chi si fuma uno spinello ?

Adriana Scanferla- Gallarate

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