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Puglia l’accordo tra sordi

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16 dicembre 2009

Le prove d’orchestra vanno avanti, ma la sensazione è che gli orchestrali siano particolarmente sordi. Tutti affannati e concentrati ad accordare il proprio strumento, incapaci o restii a cogliere il “la” di un accordo corale ed armonico, per prepararsi all’esecuzione del nuovo concerto. In assenza dell’oboe, è stato lo stesso direttore d’orchestra a decidere di lanciare il segnale, prima virtualmente e poi con un assolo particolarmente vibrante.

Purtroppo né il primo violino né il pianista hanno dato segno di raccoglierlo, per trasmetterlo come di prassi all’intero golfo mistico. Anzi, una certa debolezza d’orecchio si riscontra proprio nei due protagonisti cardini dell’impianto armonico che, in una sorta di spaccato da teatro dell’assurdo, si cimentano nella performance del “non c’è miglior sordo di chi non vuol sentire”.

Non sappiamo cosa abbiano servito a pranzo a Michele Emiliano ed Angelo Sanza durante il loro ultimo incontro. Fatto sta che i postumi di quel convivio denotano la persistenza di un tasso di acidità piuttosto significativo. Visto che i rispettivi interventi successivi non danno affatto l’idea di cogliere la nota distensiva proposta da un appassionato e più che mai conciliante Nichi Vendola.

Relegare il presidente della Regione Puglia a rappresentante di un arco di nicchia che a sinistra va da Giordano a Migliore, è come sospingere sotto il tappeto il susseguirsi di tutte le contraddizioni che il Pd ha espresso sin dalla sua costituzione. Il fronte che oggi sostiene e rivendica la ricandidatura di Vendola si sta dimostrando particolarmente largo, trasversale, nutrito e compatto. La realtà è palpabile ogni giorno di più. Far finta di non accorgersene rischia di trasformarla nella più paradossale delle situazioni pirandelliane. Sarebbe ora che il Pd se ne facesse una ragione.

Alla luce di un tale dato di fatto, coralmente e continuamente riscontrato, sorprende non poco sentire il controcanto sulla ricandidatura, ripetuto dai coristi dell’Udc in tonalità marcatamente esasperanti. “Ribadiamo ancora una volta – recita l’acuto del coordinatore pugliese – che l’Udc è stata all’opposizione della giunta Vendola per cinque anni. Gli chiediamo un atto di rispetto”.

Bene, premesso che il rispetto porta con sé l’implicito concetto evangelico della reciprocità, c’è da chiedersi, con rispetto ed altrettanta fermezza: “Ma non proveniva dalla stessa Udc la pressante richiesta di testimonianza di una discontinuità?”.

La Puglia odierna si dice gelosa, per una volta, di un’esperienza di governo per molti aspetti innovativa. Soprattutto rispetto a passati più o meno recenti. La Puglia di questi giorni dice che qualsiasi alleanza politica, per essa stessa o per l’intero Mezzogiorno, non potrà prescindere dalla guida di Nichi Vendola. E’ tempo che anche l’Udc, e perché no l’Idv, se ne facciano opportuna ragione. Prima che lo tsunami elettorale di ben altre ondate emotive travolga tutto e tutti.

Antonio V. Gelormini

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