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Quando il gioco si fa duro…

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17 novembre 2008

Egregio direttore,
la lotta dei lavoratori dell’Alitalia merita di essere sostenuta non solo perché è una lotta giusta e sacrosanta, ma perché riguarda l’intero mondo del lavoro di questo paese. Infatti, se passa l’attacco micidiale di Cai e di Berlusconi contro i diritti contrattuali e i poteri sindacali dei lavoratori del trasporto aereo si verrà a creare un effetto domino che investirà successivamente i ferrovieri, gli insegnanti, i metalmeccanici, i tessili e tutte le altre categorie del mondo del lavoro. Occorre pertanto, in questa fase, suscitare il maggior numero possibile di movimenti, a partire da quelli degli studenti e dell’università, e dare vita a una campagna di solidarietà con i lavoratori di Alitalia, che coinvolga l’insieme del mondo del lavoro e che deve sostanziarsi sia di atti simbolici di solidarietà sia, se sarà necessario, della costruzione di una cassa di resistenza per sostenere sul piano economico le lotte dei lavoratori stessi.
In realtà, il castello di carta che è stato costruito intorno alla pseudosoluzione Cai si sta ora sbriciolando e risulta con lampante evidenza la giustezza e la credibilità dell’unica soluzione che andava adottata: la nazionalizzazione di Alitalia e dell’intero trasporto aereo. Tale proposta è molto più credibile che non le varie proposte rivolte ad altre compagnie aeree (da Air France a Lufthansa). Basti pensare che solo un mese e mezzo fa si rispondeva, a chi proponeva la nazionalizzazione, che l’Europa non lo permetteva e che non si potevano dare aiuti statali. Ma ora che cosa si risponderà, dopo che banchieri, responsabili di vere e proprie truffe a danno dei risparmiatori e dei consumatori, hanno preso dal governo l’ira di Dio in termini di risorse pubbliche? Mi piacerebbe vedere in faccia chi sostiene che si possono pagare fior di soldi per salvare i banchieri, ma che non si deve tirare fuori un euro per salvare i posti di lavoro e garantire la sussistenza dei lavoratori e delle loro famiglie.
La verità è che tutte le iniziative sono utili, ma non vi è nulla di più utile dell’azione sindacale diretta dei lavoratori, ossia, in definitiva, dell’esercizio della forza dei lavoratori. Tale azione è ora tanto più importante, perché i padroni e il governo hanno affermato in modo rozzo e brutale che non rispettano coloro che lottano né come lavoratori né come sindacati. Lo scontro implica dunque che alla forza dei padroni e del governo si contrapponga con la massima decisione la forza dei lavoratori. E a chi obietta che la forza non serve, che questo è un discorso del passato, che è una mera postulazione ideologica, occorre rispondere con chiarezza che solo la forza dei lavoratori può strappare risultati. L’esempio a cui guardare è la lotta degli studenti, la rivolta della scuola. È infatti sotto gli occhi di tutti che la rivolta della scuola sta costringendo il governo Berlusconi a fare dei passi indietro: avevano votato il decreto Gelmini in parlamento, avevano minacciato di colpire gli studenti con la repressione poliziesca e con le denunce giudiziarie; così pensavano di farli arretrare. Ma gli studenti sono andati avanti egualmente ed è stato il governo ad arretrare con la Gelmini che rinvia il decreto sull’università e con Berlusconi e Tremonti che litigano fra di loro perché hanno paura che dalla pentola della scuola possa sortire un’ebollizione sociale più generale.
In conclusione, non vi possono essere dubbi sul fatto che un’iniziativa sindacale forte, dura, concentrata può essere più produttiva di ieri, perché ora il governo è più debole, perché è scosso dalla rivolta della scuola, perché i rapporti di forza possono cambiare a vantaggio dei lavoratori. L’unica cosa che governo e padronato temono è la forza dei lavoratori: dunque, per dirla con John Belushi, è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare…

Enea Bontempi

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