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Quando il Natale è politico

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24 dicembre 2009

Gentile Direttore e gentili lettori,
sono più volte intervenuta in questa rubrica e credo di aver alimentato discussioni di natura politica e ideologica sul significato di segni, simboli, cerimonie che riguardano il mondo delle Istituzioni e i valori cristiani.

Non credo affatto che ciascuno di noi, come individuo, debba risolvere tutte le sue contraddizioni o che non possano coesistere in noi stimoli e sentimenti diversi; non credo affatto che se sei stata battezzata non puoi essere leghista, nè che se sei di sinistra devi per forza essere ateo, o che se sei di destra sarai un campione della fede.

Credo che siamo pieni di contraddizioni per nostra natura e che vivere in una comunità amplifichi occasioni e opportunità di relazionarsi agli altri, generando tante incongruenze.

Parlando a titolo personale, come insegnante e genitore chiamata ad educare dei figli, ad esempio, scelgo la scuola pubblica a quella privata. Scelgo se far seguire l’ora di religione a scuola ai miei figli; scelgo se mandarli al catechismo; e tra mille contraddizioni, che mi sono dovuta risolvere nel silenzio della mia coscienza, spesso scelgo per il sì, valutando i tanti aspetti del difficile ruolo di educatrice e non solo quello che nell’immediato mi sembra più in linea con il mio pensiero. Posso per questo sembrare poco coerente: mi dichiaro tiepida e poco interessata alla religione e alla celebrazione dei suoi riti, ma non nego ai miei figli la gioia di allestire un presepe, nè mi privo del piacere di leggere Sant’Agostino o di assistere ad un concerto di musica sacra in chiesa.

Insomma, scelgo. Esercito il mio diritto di scelta, "di elezione" si direbbe alla latina, e questo dimostra quanto siano "politiche" le azioni che compiamo quotidianamente!
Finchè rimaniamo nell’ambito del privato, i miei vizi e le mie stranezze sono mio territorio, di cui non sono obbligata a fare pubblica ammenda, nè a dare pubblica giustificazione. Dice bene Marika: sulla porta di casa tua ci metti il simbolo che vuoi.

Ci sono invece delle situazioni che mi sento IM-poste, non PRO-poste; mi tocca sorbire ciò non vorrei, quello che non ho scelto, quello che si trova lì ed è fuori posto, a mio modo di vedere.
Ci sono inoltre delle situazioni in cui chi assume un ruolo pubblico non può ignorare quanto questo lo esponga al giudizio degli altri e lo vincoli ad un comportamento asciutto e coerente. E’ questo il caso di chi fa parte delle Istituzioni, chi ha un incarico politico e può – per mille motivi – veicolare i suoi messaggi.
Se è il prete della mia parrocchia a darmi la benedizione di Natale, credo che sia opportuno. Se è il papa ad impartire quella urbi et orbi a Natale, ben venga; ma che io debba uscire da casa mia e leggere su un manifesto che Silvio Berlusconi augura un SANTO Natale, mi fa pensare che il Natale è Santo anche senza l’augurio di Silvio e che quell’augurio del Presidente del Consiglio è inadatto alla circostanza. Non poteva augurare semplicemente un BUON Natale?
Ancora: se un crocefisso è appeso in Chiesa, dico che è nella sua sede ideale; se sta in un’aula scolastica, forse per "tradizione" è bene che continui a starci e sicuramente suscita più polemiche il fatto che lo si rimuova; se però lo mettono in una Sala Consiliare invece della bandiera o dello stemma del Comune, per me c’è qualcosa che non va.

Sfumature, certo. Qualcuno direbbe di non cercare il pelo nell’uovo, di essere tolleranti.
Io però credo che se l’Istituzione (Cesare) esce dai suoi confini e invade un terreno, che non le appartiene, ciò è pericoloso. Credo che ciò faccia facile presa sulla gente comune, che deve già risolvere i tanti problemi della vita, le tante contraddizioni della coscienza individuale, e che non si sofferma con tanta finezza a pensare a queste cose.
Diventa buono, agli occhi della gente, chi il crocefisso lo appende, rispetto a chi lo vuole togliere dai luoghi pubblici per tutto il ragionamento di cui sopra. Perchè esso è un simbolo così importante che nessuno si sognerebbe di eliminarlo, di vilipenderlo, di cancellarlo dalla nostra vita.

E’ questa la strumentalizzazione che io intravedo. Non il riconoscere che una sala civica di un Comune sia ben intitolata, a Peppino Impastato.
Ho parlato come Consigliere Comunale di Casorate Sempione, e l’ho fatto pubblicamente in Consiglio, plaudendo all’iniziativa dell’intitolazione proposta dal nostro capogruppo consiliare e sottoscritta da tutto il gruppo del CentroSinistra più qualche altro Consigliere ancora. Ne ho lodato molte ragioni, tra cui la laicità dell’iniziativa, che a me sembra importante, poichè – appunto – ci sono momenti e sedi che più di altri esigono che la si rispetti.

Rita Gaviraghi

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