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Quando la casa brucia…

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8 agosto 2011

Caro direttore,
 
in attesa di capire se il Governo è già commissariato dalla BCE o lo sarà dalla commissione bypartisan proposta da Casini, stamani ho dato il mio contributo al risanamento della finanza pubblica con due ticket per 165 euro, compresivi di circa 40 euro dovuti alle recenti misure del Governo.
 
Non me la sono presa troppo, perché, come si dice; “quando la casa brucia… tutti devo aiutare“. Una signora in fila già prevedeva il seguito “vedrà che rimetteranno anche l’ICI”.
 
Seduto in attesa ho trovato sul giornale una notizia che conoscevo già, ma che si legge di rado: secondo Bankitalia il 50% del patrimonio privato è nelle mani del 10% delle famiglie e vale, da solo, 7 volte il debito pubblico.   
 
Ecco, mi piacerebbe che nel raccontare di economia e finanza, che sembrano spesso cose astratte, si andasse ogni tanto sul concreto, si parlasse di redditi reali e di ricchezze vere. La famosa “roba” come la chiamava il Verga (che non era un sovversivo di sinistra).
 
Quando leggo gli elogi a Bossi e Berlusconi, giustificati dal fatto che l’Italia starebbe così bene da sborsare un sacco di soldi per gli altri Paesi, io penso A CHI sborsa quei soldi e quanti gliene restano in tasca dopo aver versato. Penso a quanto è povero il Tesoro e a quanto sono ricchi Berlusconi e Tremonti e a come si spiega il paradosso. Insomma, non so da dove venga e se sia vera la graziosa notizia sull’ottimo stato di salute dell’Italia, ma so che a sborsare quei soldi non è ‘l’ITALIA’, ma sono gli italiani. E vorrei capire bene quali.
 
Giro pagina e leggo che la soluzione miracolosa dei guai finanziari sarebbe (di nuovo!) cambiare l’art. 41 della Costituzione. Perché non anche l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori?
 
Essendo chiaro che nessuna politica di rigore finanziario, di sana liberalizzazione o di utile privatizzazione è mai stata impedita dall’rt. 41, è evidente che siamo di fronte al solito tentativo di depistaggio.
 
Credo che la Costituzione più che da cambiare sia da applicare bene e tutta. Per esempio l’art. 53, che parla di sistema tributario, capacità contributiva e principio di progressività.
 
Questo articolo non si trova nella parte dei rapporti economici, ma in quella che tratta i rapporti politici, cioè i legami che uniscono i cittadini e lo Stato. Non è un caso che i padri costituenti lo abbiano messo lì, perché è la giustizia contributiva che ci tiene insieme come cittadini. E’ ciò che, per tornare all’inizio, ci fa convinti che viviamo nella “casa è di tutti…”
Saluti cordiali
Roberto Caielli

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