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Quanti morti come Calipari dovremo ancora piangere?

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6 marzo 2005

Egregio direttore,
la tragica morte di Nicola Calipari, al di là delle analisi e delle indagini che seguiranno, ancora una volta ci conduce alla conclusione più spietata, ma perfettamente logica: questa è la guerra.
Ci sono stati e ci saranno altri Calipari in questa dannata sporca guerra come lo sono tutte le guerre, dove non ci sono vinti e vincitori, dove al piatto della bilancia dove si collocherà una presunta vittoria, faranno da contraltare il sangue che scorre, i corpi dilaniati, gli occhi dei morti sbarrati al cielo.
Quanti ne abbiamo già pianti? Quanti ne piangeremo ancora e quanti non li possiamo piangere perchè ci sono ignoti? Quanti orrori ci sono stati e quanti ce ne saranno ancora?
Non ci sono vicende a lieto fine nelle guerre, per un uomo salvato si contano altri cadaveri in un susseguirsi di
strazi, lutti, dolori, lacrime e qualche medaglia al valore.
La guerra è un mostro che mette uomini contro uomini, che inietta gli occhi di sangue, fa perdere il confine fra il bene e il male, il senso di quello che è giusto da ciò che è sbagliato, fa impazzire per la paura, l’angoscia, la tensione.
Si indagherà, si cercheranno verità, si proverà cosi’ a dare risposte alle coscienze, ma non ci sono risposte a tragedie che nascono, si alimentano e inevitabilmente finiscono nel sangue, nella tragedia.
E’ la logica feroce e assurda della guerra, se accettiamo, tolleriamo, affermiamo che siano le guerre, qualunque guerra per qualsiasi ragione, a portare pace, non indignamoci poi.
Sarebbe una contraddizione e una menzogna.

Roberta Lattuada

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