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Quarantanni esatti

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16 dicembre 2009

I giorni della strage di piazza Fontana ravvivano la memoria di persone ancora attive nel giornalismo che inducono a comparare la loro deontologia professionale attuale rispetto a quella di quaranta anni fa.
Ora sono difensori della presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio con evidente insofferenza verso riflessioni etiche e politiche riguardanti ogni innocente, indiziato o imputato, sotto processo.
Allora, annunciavano con sconcertante sicumera velinara, che era stato trovato il colpevole della strage che si chiamava Pietro Valpreda.Così disse al telegiornale della sera del 16 dicembre 1969 il giornalista in carriera Bruno Vespa;così scrisse anche il Corriere della sera il giorno successivo per la penna "velinata" del già affermato Mario Cervi, ora a Il Giornale.
C’è una spiegazione a questo ribaltamento comportamentale che passa dal colpevolismo brutale all’innocentismo raffinato? Forse sì: si può chiamare continuità nell’obbedienza al potere.
Non so che piatto offrirà stasera il vivandiere di Porta a Porta dopo quarantanni esatti dal suo scoop giovanile; io dedicherò un pensiero e una lettura a Pietro Valpreda milanese anarchico ballerino, simpaticamente squinternato e pasticcione, infamato dal giornalismo e assolto dalla giustizia.

Gaetano Nino Cattaneo

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