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Referendum, doveri o diritti?

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7 giugno 2011

A chi gli ha chiesto se parteciperà al referendum Napolitano ha risposto “ Io sono un elettore che ha fatto sempre il suo dovere”. Una frase sibillina che sotto sotto offre un assist ai referendari, venendo meno al suo ruolo di super partes. Mi permetto di osservare che il presidente delle repubblica (per fortuna) non gode , come il papa per i cattolici, del dogma dell’ infallibilità. Recarsi al seggio per un referendum non è un “dovere” ma un diritto al quale il cittadino può anche rinunciare. Io andrò al mare il 12 e 13 giugno per un motivo semplice. I referendum in Italia, dopo quello fra monarchia e repubblica, sul divorzio, sull’ aborto e sulla scala mobile hanno assunto la veste di battaglia contro questo o quel governo, inflazionando l’ unico strumento di decisione diretta degli italiani. Tanto è vero che prima che il parlamento (espressione della democrazia delegata) legiferi c’ è già chi “minaccia” il referendum, certamente legittimo ma animato da “rancore” politico. I radicali fino a poco tempo fa ne hanno fatto grandi abbuffate con decine di quesiti, poi ci sono stati referendum che hanno calpestato la “volontà popolare”. Quello sul finanziamento pubblico ai partiti, quello sulla responsabilità civile dei magistrati o quello per l’ eliminazione del ministero dell’ agricoltura o del turismo, passati con pronunciamenti plebiscitari, che fine hanno fatto? E allora, mi vien da dire al presidente Napolitano, che un conto è l’ elettore che sceglie chi ci deve governare, altro è avvalersi o meno di un diritto ed esprimersi in un referendum per il quale è previsto il “quorum”, requisito costituzionale. Un’ altra osservazione: al seggio referendario un cittadino ha diritto di ricevere una scheda per un quesito e rinunciare ad altre. In quel caso si compie il proprio dovere (secondo l’ affermazione di Napolitano) a metà? E ancora: 500mila firme sono sufficienti per un referendum, ma qualche decina di milioni di aventi “diritto” possono non essere d’ accordo e non recarsi alle urne? Con buona pace di Giorgio Napolitano.
Giovanni Mele – Luino

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