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Referendum e Costituzione

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16 aprile 2009

Egregio Direttore, gentili lettori, dovrei arrendermi e desistere dal continuare ad indignarmi per l’assurdo comportamento di alcuni politici. Ormai il dado è tratto: l’accorpamento del referendum con le elezioni del 7 giugno è saltato, non ci sarà.
 La rabbia che mi pervade, però, non mi consente di tacere. Ha vinto l’arroganza dei soliti menefreghisti di cittadini oculati e benpensanti, ignorando sfacciatamente ogni sondaggio che molti giornali hanno svolto al riguardo. Perché il pensiero di pochissimi deve prevalere su un intero Paese ?
 Come si fa ad avere la faccia (brava) di tentare, e riuscire, ad imbonire milioni di cittadini dicendo assurdità a falsità così palesi. Un certo Calderoli, dentista, si erge quale unico conoscitore e difensore della  Costituzione Italiana. Maroni ed altri loro compagni di merenda confermano e sostengono la stessa tesi.
 Non hanno ascoltato politici di destra, di sinistra e di centro aventi maggiore esperienza legislativa ed anzianità in Parlamento, compreso il Presidente della Camera Gianfranco Fini ed hanno avuto il coraggio di confutare e contraddire le dichiarazioni di persone più qualificate di loro in materia,   magistrati, giuristi e costituzionalisti e perfino il Presidente emerito della Consulta Annibale Marino.
 Nella trasmissione di Ballarò dell’altra sera 14, quando il conduttore G. Floris ebbe a dire: “Siamo in collegamento con Giovanni Gazzetta- Presidente del Comitato promotore dei referendum – sentiamo il suo parere al riguardo, e l’On. Maroni rispose “ Che cosa volete che ne sappia un agronomo o veterinario di Costituzione”.
 Signori leghisti, controllate, il dott. Giovanni Guzzetta, è laureato in giurisprudenza, giurista italiano, costituzionalista, ora docente di diritto pubblico presso l’Università romana di Tor Vergata. Non vi basta ?
 Il fondo l’hanno toccato obbligando moralmente il Presidente Berlusconi e gli altri membri del Governo ad accettare il loro ricatto, avendo minacciato di ritirarsi dalla maggioranza.
 Una tale evenienza, in questo particolare momento di crisi economica, terremoto ed altro, sarebbe stato uno sfacelo non solo per il Governo, ma principalmente per tutti gli italiani. Dobbiamo, quindi, ritenerci tutti ricattati da questi signori. Ricordiamocelo.
Cari lettori, a proposito di referendum, l’art. 75 della Costituzione così recita: “E’ indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori e (o) cinque Consigli Regionali. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, d’amnistia e d’indulto, d’autorizzazione a ratificare i trattati internazionali……… La legge determina le modalità di attuazione del referendum”
 L’art. 34 della Legge 25/05/0970, n. 352, così stabilisce: “ Ricevuta comunicazione della sentenza della Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, indice con decreto referendum, fissando la data di convocazione degli elettori in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno”. Non si parla quindi del divieto o meno di accorpare la data del referendum.
Ammesso, e non concesso, che l’onnisciente On. Calderoli abbia trovato tra i meandri delle innumerevoli leggi italiane, che a volte si accavallano e/o si contraddicono, un cavillo che gli dia ragione, ma, una volta tanto, chi se ne frega e, giacchè quasi tutti i parlamentari, di maggioranza e d’opposizione, studiosi del diritto, uomini di Governo e, cosa ancora più importante, la maggioranza dei cittadini italiani, sono tutti d’accordo per un’unica data elettorale, perché avete voluto a tutti i costi fare i “bastian contrario” ? Se vogliono fare “i vigilantes” della Costituzione perché non si sono mai preoccupati di rispettare e fare rispettare l’art. 36: “ Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Questo articolo è stato ignorato e calpestato da sempre, altrimenti oggi non saremmo arrivati a queste sperequazioni retributive, a cominciare dalle loro retribuzioni.
 Iddio non paga di sabato e spero che gli elettori non paghino di domenica (giorno d’elezioni). A buon indentitore poche parole. Cordiali saluti. .
Martino Pirone

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