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Referendum: un bivio per la società, non per la casta

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7 giugno 2011

Egregio direttore,
meno cinque. Ancora questi pochi giorni e gli italiani saranno chiamati alle urne ad esprimere la loro opinione in merito a tre tematiche -energia nucleare, acqua privata e legittimo impedimento- attraverso quattro quesiti referendari.
Spesso negli ultimi anni si è sentito parlare di una certa “anti-politica” che si esprimerebbe principalmente, nei periodi elettorali, attraverso l’astensione dal voto. Un fenomeno vero, per carità, che in Italia cominciò in concomitanza con la “questione morale” messa in luce da Enrico Berlinguer alla fine degli anni ’70. 
Allora però, a mio giudizio, questa astensione si espresse in modo più dignitoso: alle elezioni politiche del 1976 il 6,6% degli elettori votò scheda bianca, in modo da mandare un messaggio forte alla classe dirigente. Un segnale ben diretto perché chi aveva deciso di astenersi non aveva dato la preferenza a nessun partito. Trentacinque anni dopo l’astensione si è trasformata profondamente, raggiungendo picchi anche del 30%, ma soprattutto tramutandosi da scheda bianca in assenza al seggio. Come a voler dire “non spreco neanche il mio tempo”.
Ora occorre fare un ragionamento serio sulla questione. Fermo restando che l’astensione non è mai una risposta utile a migliorare le cose, occorre prestare attenzione al fatto che il referendum non è, e non deve essere, una questione politico-partitica. Non deve essere l’espressione a favore o contro questo governo o questa opposizione; non deve essere nemmeno pro o contro questa classe dirigente. Il referendum è lo strumento più straordinario di democrazia diretta, in cui davvero i cittadini possono decidere cosa va bene e cosa non va bene fare sul proprio territorio; dove davvero la loro opinione deve essere ascoltata.
Esiste un problema serio in questo senso, perché tanti cittadini oramai hanno le idee confuse sulle vicende che riguardano il Paese: è inconcepibile, ad esempio, che qualcuno possa pensare di astenersi al referendum, sostenendo che “tanto i politici sono tutti uguali” oppure “fanno solo i loro interessi”. No, cari concittadini, questa volta non funziona così; i politici, in questa occasione, dall’esito delle urne non ci guadagnano proprio nulla, se viene raggiunto il quorum; anzi, probabilmente qualcuno avrà qualcosa da perderci…
È giunta l’ora di disintossicare l’opinione pubblica, di risvegliare le coscienze assopite dagli ultimi trent’anni di televisione; di superare anche una certa pigrizia intellettuale. Se i prossimi 12 e 13 giugno il 50% + 1 degli aventi diritto non si sarà recato al seggio per compiere il massimo esercizio democratico, cari italiani, questa volta non sarà la classe politica o la casta ad aver dato un brutto esempio, ad aver fallito. Saremo noi, società civile, singoli cittadini, che spesso ci riteniamo distanti e superiori alle vicende della politica, che abbiamo sempre una soluzione pronta, che abbiamo in ogni caso l’opinione giusta su qualsiasi argomento. Ora ci viene chiesto di esprimerla: cosa vogliamo fare?

Mattia Zarpellon - circolo del Partito Democratico di Castiglione Olona

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