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Reguzzoni segue le orme del trota

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15 settembre 2011

Egregio direttore,

“immaginatevi cosa succedesse se passasse la volontà della sinistra di far cadere il governo”, così si è espresso in una sua dichiarazione sull’attuale momento politico, ricalcando le orme (linguistiche) del “Trota”, l’onorevole Marco Giovanni Reguzzoni, capogruppo della Lega Nord alla Camera (cfr. http://video.corriere.it/reguzzoni-come-trota-/c0b89c72-df06-11e0-ab94-411420a89985).
Questa volta, a fare le spese delle brutalizzazioni degli esponenti della Lega, è il condizionale, sostituito barbaramente dal congiuntivo che è il modo delle ipotesi e dei dubbi, atteggiamenti, questi, non particolarmente consentanei al partito di Bossi. Ma si sa: “Roma ladrona” fa pagare pegno, oltre che sugli altri, anche su questo scivoloso terreno dell’uso corretto dei modi verbali e alla Lega “non gliene può fregà dde meno”…

Orbene, è pur vero che il mio professore di italiano ai tempi del liceo, che ho già evocato a proposito del solecismo in cui era incorso il “Trota” (“è giusto che ci lascino proséguere”), avrebbe definito questo “barbaro idioma” un esempio di ‘italiacano’; ma è ancor più vero che, a questo punto, pur con tutta la comprensione che si deve agli inventori della Padania e al loro modo ‘padano’ di usare la lingua nazionale, mi sembra che la proposta di istituire dei corsi di lingua italiana per i dirigenti della Lega Nord, per quanto modesta, potrebbe essere presa in attenta considerazione anche dall’Accademia della Crusca, di cui pure i leghisti, assieme al loro ‘fidus Achates’ Tremonti, avevano in un primo tempo previsto l’abolizione. Sennonché proprio questa prestigiosa istituzione, che ha il compito di vigilare su salvaguardia, diffusione e ‘stato di salute’ della lingua del Bel Paese, potrebbe generosamente farsi carico della rieducazione grammaticale e, chissà?, civile dei dirigenti leghisti organizzando per loro dei corsi mirati che prevedano opportuni esercizi di apprendimento e di uso corretto delle coniugazioni e dei modi dei verbi. Tuttavia, ricordando il monito di un grande predicatore del Seicento, il gesuita Paolo Segneri, secondo il quale “chi vive male parla peggio”, vale la pena di domandarsi se un corso di lingua italiana riservato ai dirigenti della Lega Nord sia un rimedio adeguato e sufficiente a curare e guarire la malattia socio-politico-linguistica che li affligge.

Orbilius

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