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Religione e politica, la lezione di don Primo Mazzolari

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24 aprile 2009

Egr. Direttore,
Le riporto un testo che in questi giorni mi ha suscitato una emozione immensa e che forse vale la pena di diffondere e meditare:
. . . . . Mi concedi che non è disonorevole l’occuparsi di politica, che il non occuparsene è un venir meno a un dovere umano. Che la politica è una nobilissima attività umana, che fa parte del mestiere dell’uomo, del suo dovere di giustizia e di carità verso il prossimo.
Non si può lasciare il campo della politica, che è poi l’ordinamento dell’uomo per il bene comune, all’arbitrio incontrastato degli avventurieri d’ogni risma. E’ questo il frutto di una esperienza ventennale che non deve essere più dimenticata. Allora, ogni uomo ha il dovere preciso di occuparsi di politica: deve essere un uomo politico.
Quali possono essere i motivi che mi dispongono e regolano la mia attività politica? O un mio personale interesse da difendere attraverso un meccanismo politico, che in parte lo copre per non parere spudorato di fronte ai moltissimi che non hanno niente da spartire col mio interesse. Oppure parto dalla mia coscienza, dietro cui c’è un’ispirazione o è alimentato da un’idea o da una concezione filosofica o religiosa della vita. Sul primo caso non ci dilunghiamo. Non contesto a nessuno il diritto di agire politicamente per un proprio interesse, quantunque faccia paura un motivo di tal genere, perché mancando di forza persuasiva, dovrà per forza allearsi a mezzi di forza e d’inganno per farsi valere.
E’ vero che nessuno ha il coraggio brutale di confessare i propri fini personali d’interesse, ma è doveroso scoprirli e segnalarli per evitare che gente in buona fede o mercenaria venga assoldata alla difesa di questi particolari interessi che non coincidono col bene comune. Spesso si dà che tali uomini s’insinuino nei partiti d’ampio respiro ideale e a poco a poco li pieghino verso realizzazioni particolaristiche.
Esaminiamo le attitudini politiche suggerite da una posizione spirituale, cioè da esigenze di bene comune che prendono ispirazione o alimento in dottrine filosofiche o religiose. Ad un certo punto è un imperativo della mia coscienza che mi spinge all’azione politica. La politica è una concreta manifestazione della mia visione umana della vita, del come la considero e del come la vorrei orientata. Io divento un artista morale. Lavoro dentro una spinta ideale, secondo un ideale. Tale dovrebbe essere l’inizio o lo stato d’animo iniziale di ogni uomo politico, altrimenti farebbe paura.
Se tu concedi questa capacità di orientamento politico a una qualsiasi filosofia o a una qualsiasi ideologia, perché lo vuoi negare alla religione? Non è la religione, qualsiasi religione, una visione della vita e quindi una soluzione di essa? Quando la religione è veramente una vita, non solo è illogico, ma è praticamente impossibile che uno se ne distacchi operando in qualsiasi attività. Io sono un uomo religioso, voglio essere un uomo religioso ovunque.
Badate, non è la religione che diventa politica, è la religione incarnata in me che mi fa agire religiosamente, cioè secondo ispirazioni religiose nel campo della politica.
Non è il pozzo che irriga l’orto, ma è l’acqua del pozzo che io riesco di vota in volta a contenere nel mio secchio che serve ad irrigare la terra. La religione non è la politica, ma mi dà una capacità politica, un impegno che si deve realizzare anche nel campo politico. . . . . .

Credo che ora tanti si domanderanno chi ha scritto questa pagina bellissima di “Religione e Politica”. Il testo è stato scritto alla fine del mese di agosto del 1943 in risposta a una sollecitazione proveniente da un amico per esprimere alcune linee guida per la presenza dei credenti nella vita pubblica. L’autore è il parroco di Bozzolo, don Primo Mazzolari, di cui in questi giorni si è celebrato il 50° della sua morte, il prete definito da PAPA GIOVANNI XXIII “La tromba dello Spirito Santo nella Bassa Padana” e da Padre Davide Maria Turoldo “Uno dei più grandi sacerdoti che io abbia mai conosciuto, forse il più grande prete d’Europa e più il tempo passa diventerà ancora più grande e dovremo fare riferimento alla sua grandezza per rinnovare la fede e la carità”.
Si potrebbero fare tanti commenti a questa pagine di storia che ho citato e della sua tremenda attualità, ma rischierei solo di rovinarla. Il mio invito è solo quello di riscoprire Don Primo Mazzolari per ricordare degnamente questo 25 APRILE.

PS. Il testo citato è tratto dalla rivista IMPEGNO – rassegna di Religione, Attualità e Cultura – rivista della Fondazione Don Primo Mazzolari N. 1 – Aprile 2008

Emilio Vanoni

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