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Religione: si potrà ancora scegliere?

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27 aprile 2009

Egregio Direttore,

raccolgo lo spunto della signora Roberta, rispetto all’insegnamento scolastico della religione. L’insegnamento di alcune materie scolastiche non risente dell’opinione personale dell’insegnante, o "dell’organizzazione" alla quale detto insegnante appartiene. Ad esempio, insegnando geografia o matematica, poco importa quali siano i convincimenti di chi sia preposto al loro insegnamento: le capitali non cambiano, ed i numeri nemmeno. Rispetto a queste materie, chi fruisce dell’insegnamento (alunni e relativi genitori) ha la ragionevole certezza di ricevere una formazione che non sia "di
parte", cioè che non sia alterata intenzionalmente alla fonte.

L’insegnamento di altre materie di studio, quali ad esempio Politica e Religioni, è dipendente dall’opinione di chi le insegna, o di chi ne controlla il programma didattico. Ne deriva che il tipo di formazione ricevuta dagli alunni sarà sensibilmente "squilibrata", propendendo nella direzione delle idee di chi l’ha insegnata. In tali circostanze, la scuola non sarebbe il luogo dove imparare Cultura Generale, bensì il luogo dove orientare le idee: le organizzazioni politiche o religiose più forti farebbero di tutto per intrufolarvisi, per disporre di un palco, o un pulpito privilegiato e permanente. Dovendo scegliere il male minore, meglio nessun insegnamento, che un insegnamento alterato.

Sono consapevole del fatto che la Politica e le Religioni sono argomenti di una certa utilità, ma penso che il processo di acquisizione di tali argomenti non debba passare per la Scuola. In Italia la scuola pubblica insegna la Religione Cattolica (IRC), insegnamento pagato da tutti i contribuenti italiani, ed avente un programma e del personale scelti dalle autorità religiose. Indubbiamente questo tipo di insegnamento è "squilibrato" (a prescindere dal fatto che qualche insegnante si prenda la libertà di
spaziare oltre il consentito), ma in questo caso i genitori decidono liberamente di avvalersi (o non avvalersi) di quel tipo di insegnamento. Resta comunque l’anomalia: relativamente al tema, la Scuola non è luogo di Cultura Generale (e non deve esserlo) ma luogo di orientamento delle idee religiose. Negli ultimi anni sta crescendo la percentuale degli alunni che non frequentano Religione Cattolica, in buona parte figli d’immigrati stranieri, e la Chiesa sente diminuire l’efficacia dell’IRC: non è un caso
che il Pontefice, periodicamente, inviti all’insegnamento delle Religioni, sottointendendo che sia la Chiesa Cattolica ed i suoi insegnanti, a farlo.

Personalmente ritengo che sarebbe un’anomalia maggiore di quella attuale.

Cordiali saluti

Silvano Madasi

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