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Ricordando l’8 Marzo 1908

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7 marzo 2005

Egregio Direttore

nel recente passato delle attuali democrazie l’intensità del conflitto di classe è confermata dal livello di repressione esercitato dai vari governi liberali nei confronti delle lotte di rivendicazione della classe operaia, ma non meno violenta è stata anche la lunga lotta per l’emancipazione femminile che ha visto spesso donne derise, insultate, picchiate e incarcerate.
Io credo che ciò che maggiormente distingue le democrazie liberali dai regimi dittatoriali, o da governi teocratici ispirati alla tradizione fondamentalista religiosa, sia in questi, la perdurante violazione dei diritti della persona e in particolare di quelli femminili.

Se riuscissimo a guardare il mondo da un’altra angolazione, magari con occhi di donna, potremmo scoprire, che il vero riconoscimento della dignità, dei diritti umani e di cittadinanza delle donne, forse rimane per le democrazie occidentali l’unica risorsa mai veramente spesa, un traguardo di civiltà da raggiungere e un grande antidoto ai fondamentalismi religiosi.
Purtroppo si deve constatare che anche dove la parità tra cittadini e cittadine viene sancita per legge, l’uguaglianza rimane comunque una promessa priva di contenuti per chi non disponga degli strumenti o semplicemente del necessario grado di consapevolezza per ottenerla.

Infatti nella quasi totalità delle democrazie occidentali ed in particolare per quel che ci riguarda nel nostro Paese, si verifica in continuazione una grande differenza fra le affermazioni di uguaglianza della legge e le parole, i gesti quotidiani di svalutazione dell’Altra.
La donna viene spesso percepita dall’immaginario collettivo come oggetto di consumo, umiliata da leggi che permettono il controllo coercitivo sul suo corpo, costretta in molti casi in ruoli tradizionali di cura e lavoro domestico che ne limitano l’accesso al potere politico ed economico.
Non desidero nulla togliere al patrimonio di esperienze e conoscenze accumulato dalle donne nei confronti delle relazioni affettive e della cura della famiglia, ma non posso fingere di non sapere, che la nostra personalità femminile si è in realtà formata nel corso dei secoli in condizioni di non libertà di scelta e che di fatto, i ruoli di mogli, amanti e anche di prostitute rispondono in questa società principalmente ai bisogni maschili.
Dove sta allora la possibilità di libera scelta del proprio destino da parte delle donne, se questo è frutto di un condizionamento fin dall’origine?

Oggi cadute le vecchie tutele e raggiunta la parità per legge, le donne si trovano a contendere agli uomini spazi di libertà, autodeterminazione e potere probabilmente ad armi pari, ma in un ring o se volete in un gioco dove le regole sono state scritte da una sola delle due parti.
L’aumento della depressione e delle malattie psichiche in particolare tra le donne, dell’anoressia che colpisce sopratutto le giovanissime, i drammi e la violenza sulle donne e sui bambini che spesso esplodono come ritorsione da parte dei maschi nei casi di separazione coniugale, sono chiari segnali di un disagio di uomini e donne ad adattarsi alle complessità che il nostro modello di vita attuale richiede.
Basterebbe per una sera, guardare con occhio critico una delle tante trasmissioni spazzatura che la televisione ci propina, per rendersi conto di quali siano i modelli femminili proposti da imitare, di come scarseggino gli esempi di donne “autorevoli ”e di quanto poco invidiabile sia la posizione della donna attuale, anche forse rispetto a quella delle precedenti generazioni, confinata ma anche tutelata tra le mura domestiche.

Io credo che l’ostacolo principale alla libertà femminile nelle democrazie moderne, non sia tanto l’oppressione maschile che in realtà si è evoluta adeguando generalmente le leggi alla parità, ma la difficoltà che molte donne hanno ad esercitare l’autorità in prima persona e quella di entrambi i sessi a riconoscere autorità in una donna.
La soluzione al problema credo consista per noi donne, nell’ avere la forza di non ricercare l’autorizzazione maschile, ma invece nel saper attivare mediazioni e alleanze tra i sessi, nel riuscire a contaminare al femminile la politica ma sopratutto la cultura , nell’ attuare un controllo critico e rispettoso dei diritti di ogni essere umano sui media, nell’informazione, nella letteratura, nelle arti visive, negli spettacoli e nella pubblicità.

Solo un grande valore condiviso, quello dell’uguaglianza dei diritti, potrà proporsi di dare vita ad una politica relazionale che valorizzi la qualità della persona contrastando la consuetudine di trattare come oggetti o merci degli esseri umani.
.Il cammino è lungo e impervio anche per società moderne e democratiche come quelle in cui viviamo.
Cominciamo da noi stessi/e passo dopo passo.

Adriana Scanferla - Democratici di Sinistra -Gallarate

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