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Ricordiamoci anche delle sculture alle Tre Croci

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22 novembre 2012

 Gentile direttore,
ho avuto modo di leggere, sul vostro quotidiano, varie note polemiche circa la sovrapposizione dell’affresco della fuga in Egitto di Guttuso, alla terza cappella della Via Sacra, ad un precedente affresco del Nuvolone.
Mi permetto di affermare che si tratta di una polemica assolutamente sterile: al di là dei diversi meriti artistici dei due pittori, il misfatto è ormai stato fatto, ed è del tutto inutile piangerci sopra.
Nel corso della storia sono innumerevoli le opere d’arte scomparse, a causa del tempo, delle guerre, dei terremoti, degli errori umani…
Poco lontano dal Sacro Monte stiamo però perdendo alcune opere che potremmo cercare di salvare con poca spesa: mi riferisco alle statue di Edoardo Caravati, realizzate nei primi anni del ‘900 sulla cima del Monte Tre Croci all’aperto, esposte agli agenti atmosferici.
Una di queste in particolare, un bellissimo crocifisso in pietra, si trova collocato sotto un muro che sta crollando, quello della piazzola di atterraggio elicotteri che sta sul piazzale del cannone, quello dove è posto anche il cancello di ingresso alla stazione radio militare.
Il muro che sostiene il piazzale è un muro a secco in grossi pietroni: una parte è già crollata, e la prosecuzione del crollo si porterà via anche il crocifisso.
Non mi è chiaro perché un’opera di questo genere, realizzata da uno dei pochi artisti "nostrani" (non immigrati come il più celebre Guttuso, anzi emigrati in Germania per lavorare) venga abbandonata a se stessa, senza alcuna indicazione della sua stessa esistenza, sotto un muro, dove nessuno passa. Il crocifisso è visibile solo affacciandosi al parapetto sopra il muro, e rischierebbe di essere nascosto dai cespugli se non fosse che qualche volonteroso di tanto in tanto passa li sotto a tenere aperto un sentierino e portare dei fiori. Nessuna targa sul piazzale soprastante ne indica l’esistenza.
Le opere realizzate da Caravati in Foresta Nera, dove era emigrato prima di tornare a Varese per lavorare al cantiere del Grand Hotel Campo dei Fiori, sono segnalate e valorizzate, quelle sul Campo dei Fiori sono totalmente abbandonate a se stesse ed addirittura, nel caso in questione, a rischio di scomparsa.
Per fortuna la nostra amministrazione comunale e provinciale è retta da parecchi anni da partiti che si dichiarano attenti alla conservazione delle specificità del territorio di Varese, e che impiegano a dismisura il concetto di "marketing territoriale"…
Spero che questa segnalazione serva ai vostri lettori per fare conoscere le opere di questo poco conosciuto artista e per sollecitare le autorità a tutelarne le opere.
Spero ci sia qualche intervento ad esempio del Parco del Campo dei Fiori, che nel suo statuto, riportato anche su internet (D.g.r. 22 dicembre 2011 – n. IX/2724 – Adeguamento dello statuto del Parco Campo dei Fiori: approvazione ai sensi dell’articolo 2 della legge regionale 12/2011) indica tra i propri scopi in maniera esplicita "la valorizzazione e conservazione del patrimonio storico".
Mi sembra più facile che ad agire sia tale ente piuttosto che l’assessorato alla cultura del comune di Varese, che pare più impegnato a portare in città indecifrabili sculture moderne piuttosto che a preservare il patrimonio esistente.
Cordiali saluti,
Roberto Alietti
Velate (Varese)

Roberto Alietti

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