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Riflessione sul mondo del calcio e, nello specifico, su quello arbitrale

arbitro calcio
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12 ottobre 2017

Recentemente ho notato con piacere lo spazio concesso da VareseNews ad una tematica sportiva di cui troppo poco spesso si parla: il calcio femminile.
Ispirata da ciò, scrivo questa lettera al direttore riguardante un’altra tematica sportiva ignorata da tutti, con la speranza, ma non la pretesa, di illuminare qualcuno.

Per diversi motivi, ogni weekend assisto ad una o più partite di calcio disputate nella nostra provincia da giovani giocatori. Ritengo che anche lo sport guardato abbia un certo valore formativo, dunque lo trovo un passatempo piacevole ma, purtroppo, ogni singola partita viene rovinata da una figura: quella dell’arbitro. Ma certamente la colpa non è sua.

Arbitro deriva dal latino ad-biter, con il significato di “colui chiamato per risolvere una disputa tra due parti”.
Dunque, decretato che l’arbitro è essenziale per lo svolgimento di una gara è che viene chiamato dalle due parti (in questo caso le due squadre), per quale motivo deve essere trattato in questo modo? Perché un ragazzo, spesso coetaneo degli stessi giocatori, deve essere insultato, ingannato, preso in giro e talvolta addirittura picchiato, quando, se non si presentasse al campo, non potrebbe svolgersi la partita?
Per quale motivo i genitori, che seguono i propri figli in trasferta con lo stesso entusiasmo di quelli che seguono la propria squadra del cuore, devono insultare un ragazzo coetaneo dei loro figli, che non fa altro che svolgere il suo lavoro?

Quante squadre, magari di livello notevolmente inferiore rispetto alle avversarie, incolpano il direttore di gara per la perdita di una partita!
Quanti notizie si sentono di arbitri costretti a scappare nello spogliatoio, costretti a chiamare la polizia per essere scortati fuori dallo spogliatoio!
Una cosa del genere non è normale, non è civile. Non è un buon esempio per i figli, per i compagni di squadra, per tutti coloro che assistono a scene del genere.

Gli arbitri sbagliano. Gli arbitri sbagliano perché sono persone. Sono persone come le altre, che non fanno altro che dedicare parte del loro tempo (spesso più di quanto si possa pensare) allo sport che ha il più grande valore formativo.
Sbagliano in Serie A come sbagliano nei campionati provinciali, con la differenza che, da questa stagione, gli arbitri di massimo livello sono aiutati dalla tecnologia.
Un arbitro che sbaglia a segnalare un fuorigioco, è paragonabile ad un calciatore che sbaglia un passaggio.
Qualcuno potrebbe trovare normale che un ragazzino venga insultato per un passaggio sbagliato? Sicuramente no.
Allora perché deve esserlo un arbitro, cioè una persona che, come i giocatori, impiega in questo il proprio fine settimana e, spesso, nella tribuna spesso ha i genitori, gli amici, la fidanzata?

Il mondo del calcio ha tanti, troppi difetti, ai bassi livelli come a quelli alti.
Chi ama questo sport dovrebbe cercare, ogni fine settimana, di attenuare questi difetti.
E dunque i genitori diano l’esempio ai figli, i figli diano l’esempio ai genitori, gli allenatori diano l’esempio ai propri calciatori!
Impariamo, tutti insieme, ad avere rispetto per quelle istituzioni che ci permettono di svolgere le attività che amiamo, altrimenti c’è il rischio che le macchine le sostituiscano, togliendo tutta la magia che le distingue.

Con la speranza di suscitare qualche riflessione,

Un’appassionata del magnifico gioco del calcio, che desidera restare anonima

Commenti

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  1. Scritto da Emy

    Salve, premetto che non sono tifosa e i miei figli ringraziando il cielo hanno scelto come sport la pallavolo, ma sono pienamente d’accordo con l’appassionata anonima. I genitori tifosi rovinano le partite, le piccole società ma ancor di più i loro figli, che vorrebbero solo giocare a calcio e divertirsi. Evviva lo sport. Un saluto a tutti gli appasionati dello sport.