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Riflessioni romantiche

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23 novembre 2008

Egr. direttore,
ogni tanto ritorna il discorso della vita e della morte.
Appartengo al numero di quelli che si tirerebbero un colpo se potessero avere la ragionevole certezza di finire come Eluana. Potendo non creerei problemi esistenziali agli altri. Io sostengo il diritto al suicidio. La mia vita non la ho voluta io. Ringrazio chi me la ha data, ma ritengo di essere l’unico padrone della mia esistenza,
La vita è pensare, parlare, agire. Se no che vita è?
Sostengo, anche se in maniera molto limitata, il diritto all’eutanasia. Perché vietare ad una persona di raggiungere quel che vuole, anche se è la morte, se non crea fastidi a nessuno?
Penso che tutti quelli che considerano sacra ed intoccabile la vita vegetale siano dei fili d’erba. Che altro è la vita senza parlare ed agire? Senza ciò, anche pensare è un’inutile sofferenza. Quelli che la pensano così non sono persone intiere, sono fili d’erba: per esistere hanno bisogno di far parte di un prato.
Non mi sono mai posto problemi di coscienza tagliando l’erba nel mio giardino. Devo sentirmi un serial killer?

Con i miei migliori saluti

Alberto Gelosia

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