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Riflessioni su De Andrè e Lincoln

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3 aprile 2011

Caro direttore,

non credo che la nostra rubrica possa riuscire dove stanno fallendo l’Italia e l’Europa, nel trovare una soluzione all’emergenza umanitaria conseguente la crisi nordafricana. Tuttavia la lettura di alcune lettere aiuta a pensarci bene, il che è sempre una buona cosa. Questo vale per la penetrante analisi di Eros Barone e per la bella lettera di Roberta che, citando l’amato Fabrizio De Andrè, ripropone il tema del conflitto tra la legge e la grazia, tra la fredda giustizia e la misericordia.

Un tema centrale della poetica di De Andrè, che appare esplicito in una delle sue più canzoni più belle e famose, il Pescatore.

Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.

Ma all’ombra dell’ultimo sole
s’era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.

Il Pescatore della canzone è il poeta che non solo non denunciava l’assassino, ma gli aveva pure dato vino e pane, “il calore di un momento” in una fuga disperata.

Certamente ci voleva il coraggio di De Andrè per scrivere una canzone dalla parte di un assassino. In fondo qui non si pretende nemmeno tanto, perché si tratta solo di trattare con un po’ di ‘calore’ dei profughi o –alla peggio- dei clandestini, che diventano ”delinquenti” solo per una legge inventata apposta e molto contestata.

Sento già l’obiezione: ci mancherebbe che ci facciamo gevernare da un poeta! Eppure sui libri si legge che anche il Presidente Lincoln disse qualcosa del genere: “Ho sempre trovato che la misericordia porta frutti più ricchi di stretta giustizia.” Non mi pare che Abramo Lincoln fosse un vanesio e nemmeno un comunista.

L’emergenza che sta di fronte all’Italia (non solo geograficamente) non si risolve certo con una formula.

In ogni caso sono da apprezzare sia le riflessioni che rivolgono alla testa che quelle che parlano al cuore. Quelle che seguono la pancia non sono di grande utilità e non richiedono nemmeno grandi ragionamenti.

Un saluto cordiale

Roberto C.

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