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Riflessioni sul 25 aprile

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26 aprile 2014

Il prossimo 25 Aprile ricorre il 69° anniversario della Liberazione. Questo anniversario, tutti gli anni, concorre a dividere ulteriormente il nostro paese già sminuzzato tra: colori, fazioni, strategie ed interessi personali.

 Percepisco la sensazione di una paralisi-emozionale da parte della politica, tutta, che non permette di visitare la memoria, con uno sguardo integro, nella propria casa e in quella altrui.

 Il mio desiderio è quello che i giovani prendano coscienza della storia e della necessità indifferibile di far emergere la “verità”, sempre, al di sopra di ogni scelta e appartenenza politica e sociale. 

 Sogno un risveglio, che liberi il presente dall’irretimento del passato, onorandolo invece con un impegno personale nell’oggi, così drammatico. Forse, come tutti i sognatori mi sveglierò deluso e amareggiato. La mia intenzione è di contribuire comunque ad attraversare la palude piuttosto che fingere che non esista.

 Verità, responsabilità, riconciliazione sono tre parole necessarie per la guarigione sociale del nostro Paese che non possono essere sfiorate da malafede e pensieri revisionisti.

 Possiamo ricordare altre esperienze, nel mondo, che hanno dato frutti positivi: l’esperienza del Sudafrica con N. Mandela e il vescovo D. Tutu. Quella di Ibrahim Rugova, morto nel 2006, che è stato presidente del Kossovo, che con i “Consigli della riconciliazione ” negli anni Novanta, ha favorito la riconciliazione tra le famiglie che avevano il così chiamato “debito di sangue”, retaggio del codice consuetudinario albanese. Vi furono migliaia di riconciliazioni che avvenivano, solennemente, in grandi assemblee popolari all’aperto. Merito di Rugova che seppe interpretare e orientare il desiderio di unità e pace della popolazione.  La Resistenza contiene un valore troppo alto per essere solo motivo di celebrazione mancando la nostra azione di favorire e costruire spazi veri di confronto democratico dove il rispetto delle idee e delle persone sia una necessità vitale. Mi chiedo quale eredità lasceremo ai giovani se non ci affidiamo alla giustizia riconciliativa orientata a ricomporre le controversie mediante il riconoscimento del torto compiuto?

 Auspico infine che la parola “onestà” ritorni ad essere un sostantivo significante, che ci interpelli, piuttosto che una possibilità da scegliere. La mia poesia 25 Aprile, vuole continuare con altre parole questo discorso.

 Cordialmente Guglielmo Loffredi

Guglielmo Loffredi

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