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Riflessioni sul delitto di Perugia

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8 settembre 2011

In questi giorni il lavoro investigativo forense di una squadra a difesa di una giovane nordamericana e di un suo amante ha rimesso in gioco le poche certezze mai trovate su di un omicidio noto oltremisura. Un altro difetto del sistema Italia: il tempo dedito alla cronaca nera, anzi a due o tre casi di cronaca non solo é il quadruplo in genere rispetto agli altri Paesi, ma riesce a distoglierci dai veri problemi della criminalità nostrana.

Lo scrittore Saviano afferma che i drogati all’ultimo stadio ricevono in dono dosi di nuove partite di roba poco fidata. Ne morissero, fa parte del loro destino: non suscita sospetti. Morti a raffica invece, legate a partite pericolose, aumentano la pressione sui clan degli spacciatori. Costano in termine di affiliati presi e soprattutto di perdita di quote di mercato.
La mia idea del caso Meredith Kercher, studentessa tra gli studenti internazionali a Perugia, è trasversale. Umilmente, credo sia innovativa. Per sorte, non sono affatto competente.  Sono un lettore di giornali europei, poco avvezzo a seguire le tv di casa. Perciò noto che negli ultimi anni in modo costante, particolarmente nel periodo del fatto di Perugia, giovani si accoltellano senza ricordarsene. Preda di un tipo di marijuana detto ‘puzzolente’, la skunk.

Sommo che il consumo di fumo fosse non solo probabile, ma dichiarato nei troppi faldoni processuali. Credo di ricordare fosse fatto regolare, anzi, ne son certo, ben documentato la sera del delitto.
Il solo ammettere che il problema é stato affrontato in modo scorretto, il rimettersi in gioco, può portare a correggere dei vizi. Gli stessi che ci impediscono di trovare le soluzioni. 
Il caso Meredith non solo non ha una soluzione netta, ma ha messo in cattiva luce il nostro sistema giudiziario. Ha smosso persino il Segretario di Stato USA. Tutto, a mio giudizio, per un errore di fondo semplice. Chiaro, palese, l’omicida era tra i tre ragazzi che erano con lei nella casa del delitto. Non c’era il maggiordomo.

Il problema va spostato: se non sono in grado di determinare quale dei tre ragazzi ha ucciso la compagna, ci possono provare finché voglio. Il vero problema é nella prevenzione di un fatto che da noi ha fatto scalpore e intorno, in Francia per esempio, si é ripetuto più volte. Ricordo di un ragazzo ucciso con un numero del tutto irrazionale, inusitato di colpi di coltello da un compagno di fumo. Di un giovane Inglese condannato poi in parte condonato per la sua incapacità di volere. Aveva ucciso due persone in preda allo skunk.
Credo di poter affermare che il problema, che non è dunque Perugino ma Europeo, da noi ha radice. Ora più della Mafia la Camorra, localmente la Sacra Corona e la fortissima Ndrangheta gestiscono la gran parte del mercato di marijuana. Perché é sostanza illegale, quindi legata per leggi economiche a profitti esorbitanti. Ricerche per colpire quel clan che fornisce la piazza di Perugia hanno forensicamente e in pratica molta più efficacia di indagini ritorte e psicologiche su menti giovani, preda di una droga.

E il vaglio di leggi innovative che, riconoscendo la pericolosità a lungo termine della canapa indiana non concentrata, colpiscano seriamente solo la skunk. Depenalizzando con prudenza il suo uso tolgono immediatamente il ‘pabulum’ da marijuana alle cosche; la ragione di esistere al crimine organizzato che propugna stili di vita davvero poco costruttivi, sfruttando a proprio favore la rigidità della legge.

Dare un nuovo senso al caso forense, che qui diventa sociale, proponendo nuove leggi e misure, é un’opera di molti. La società si responsabilizza attraverso le consapevolezze dei singoli, formatesi nei gruppi. Di interesse, di vicinato, politici o no. Sa riconoscere i ruoli, fa evolvere leggi e stili di vita. Rifiuta più facilmente combattendola la strumentalizzazione, dei gruppi di potere, di ogni  aspetto dell’informazione.

Troppi si assommano i casi in cui, se nel pezzo si espongono pezzi del sistema clientelare mafioso, si deve depistare, o infangare, subito. Fa parte del nostro panorama dell’informazione.
Purtroppo, a volte anche del sistema giudiziario. Chi mi legge vuol tentare un elenco di fatti attribuiti al caso, delitti di giornalisti imputati alla passione, di interessi celati, finché un giudice più rigoroso e imparziale risaliva, dopo oltre un decennio, allo stampo mafioso? Pace a Meredith, e le attenuanti che l’Europa ha concesso senza far alcun clamore in casi del tutto analoghi, ai due imputati, incapaci di intendere, al momento, o di volere quell’assurdo delitto.

Marco Viganò

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