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Ringraziamento a Liliana Segre

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25 gennaio 2010

L’altra sera ho avuto la fortuna di ascoltare la testimonianza della sig.ra Liliana Segre, deportata nel campo di sterminio nazista di Auschwitz a soli tredici anni. Un fascino unico, permettetemi di dire a chi non è venuto che vi siete persi una serata unica.
Emozionante, quelle emozioni che provi quando quando la donna che sta per diventare tua moglie dice “si lo voglio”, quando assisti tua moglie in sala parto, e senti per la prima volta il pianto di tuo figlio, quando un tuo genitore ti lascia e sai che stai perdendo qualcosa di troppo importante.
L’emozione si percepiva nell’aria,, quella continua emozione che ti mette addosso una gran voglia di piangere come necessità di liberarti. Da una parte la voglia di piangere e dall’altra il non poterlo fare per vergogna, e poi ancora la vergogna per non poter piangere, non so come spiegarlo, una continua rivoluzione interna, un continuo cambiamento d’umore.
Da una parte, la rabbia che ti sale dentro ad ascoltare tanta crudeltà, dall’altra Lei cosi “fastidiosamente” serena nel raccontare la sua esperienza, la sua orrenda esperienza.
Quel “perché,perché,perché”, ripetuto più volte dalla signora Liliana durante la serata, ti assaliva, ti penetrava e sempre più cresceva la voglia di batterle le mani per dimostrarle affetto, quasi per abbracciarla, penso che tutti abbiano avuto voglia di applaudirla, ma il rispetto per quella signora così affascinante nel suo raccontare ti impediva di interromperla. Un fiume in piena, ma una piena che non fa paura, una piena “serena”, non una parola infarcita d’odio, non una frase fuori luogo, e quel continuo richiamo ai giovani a rifiutare ogni diversità, a “scegliere la vita”. Che bella quella frase: “scegliete sempre la vita”, che bello quel modo di ripeterla, quasi una supplica ai giovani: “ scegliete la vita” .
E più passavano i minuti e più l’angoscia ti assaliva, quasi a star male, ma di contro volevi che quel racconto non potesse finire mai, tanta gente in piedi per più di un’ora e mezza, tutti attenti, tutti catturati dal fascino di quell’ottantenne spettacolare. Alla fine un applauso interminabile, si aveva voglia di soffocare l’emozione con l’applauso, e Lei li a ringraziarci per averla ascoltata, una situazione quasi irreale.
Fuori il piacere della gente, uno sguardo veloce a Miriam ( mia moglie) uno sguardo subito distolto per paura di incontrare le lacrime, penso avessimo voglia entrambi di piangere, e poi quella frase di Albino( un amico): “ ho sentito il bisogno di stringerLe la mano” per ringraziarla, che emozioni.
Grazie a Lei signora Liliana, una serata devastante dentro, ma che bello sentirla raccontare, che bella la sua serenità.. Prego perché veramente in tanti ragazzi possano avere il piacere, l’angosciante piacere, di ascoltarla ancora per tanti anni..
Grazie signora Liliana, grazie per la sua serenità, grazie per quel suo “ scegliete la vita” e proprio per questo mi permetta di dedicarLe una poesia di Madre Teresa di Calcutta che ho letto qualche hanno fa e che solitamente dedico ai figli nascituri di alcuni cari amici, come benvenuto ai loro figli.
INNO ALLA VITA
La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è ricchezza, valorizzala.
La vita è amore, vivilo.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La via è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è la vita, difendila.
La peggiore malattia oggi
e’ il non sentirsi desiderati
ne’ amati, il sentirsi abbandonati.
Vi sono molte persone al mondo
che muoiono di fame,
ma un numero ancora maggiore
muore per mancanza d’amore.
Ognuno ha bisogno di amore.
Ognuno deve sapere
di essere desiderato, di essere amato,
e di essere importante per Dio.
Vi e’ fame d’amore,
e vi e’ fame di Dio.
Ama la vita così com’è
Amala pienamente,senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.
Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un pò.
Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.
Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.
Non vivere mai senza vita!
MADRE TERESA DI CALCUTTA

Un cittadino samaratese

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