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Ritorno alla terra

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12 novembre 2012

Gentile direttore, mentre la crisi imperversa senza all’orizzonte prospettive, o premesse confortanti, le persone cercano di adeguarsi come possono ed in particolare è stato annunciato un sensibile “ritorno alla terra”, valorizzando terreni in coltivazioni di vari generi da cui trarre un’occupazione e magari un sostentamento diretto, in natura, come avveniva in passato primariamente ed ancora avviene in paesi dove per intere masse di popolazioni la stessa merce è il vero controvalore di scambio, senza tante banche o monete e carte stampate, sopravvivendo.
Fortunatamente quindi anche ragazzi giovani, magari già disoccupati o finiti gli studi, riscoprono queste attività agricole fondamentali, in qualche modo sempre ripaganti di fatiche profuse, mettendosi in proprio dedicandosi appunto al lavoro nel campo, installando apposite serre o piantagioni di frutta e ortaggi, più o meno attrezzate in partenza ma che col tempo potranno essere incrementate, si spera ammortizzando le spese mettendo da parte qualcosa, visto il carico fiscale da sopportare.
Quando invece ci fu la fuga dalle campagne per le nuove zone industriali e le città, a seguito della sopravvenuta industrializzazione, si trovarono punti di equilibrio e compensazioni grazie all’avvento delle macchine che con poco personale permisero l’avvio di progetti ambiziosi, mai nemmeno pensati, o solo immaginati, pur con tante zappe a disposizione; nel contempo avviando produzioni specializzate nei vari settori, dalla meccanizzazione con lavorazione dei metalli e acciai alla chimica o alla plastica, come dalla ceramica all’edilizia o tessitura, segnando un passo decisivo nella storia evolutiva che continua a tutt’oggi applicando l’elettronica avanzata dell’era informatica.
Inoltre, visto il taglio di viveri in atto, sono in aumento gli orticelli privati, puntando “qualche Fish” sull’autosufficienza alimentare continuando la stretta della cinghia e arrangiandosi alla bene meglio, in mali estremi con estremi rimedi, almeno fino a quando non andrà quantificato “il raccolto” anche di quello, sicuramente però non ricevendo bonus o sovvenzioni qualora venga distrutto da tempeste, siccità o alluvioni.
Cordiali saluti e grazie delle attenzioni

Valter Abele Zaccuri

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