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Rompere una vetrina e rompere una testa non sono la stessa cosa

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15 novembre 2008

Egregio Direttore,

purtroppo a volte, a causa della foga nello scrivere, si perde di lucidità. E’ quello che è successo al signor Giamberini, così come ad altri commentatori, che tendono a minimizzare i reati commessi alla scuola Diaz di Genova perchè sarebbero stati commessi contri i “black bloc”, autori di precedenti violenze.

In effetti le cose non stanno proprio così ed è dimostrato dall’elenco delle vittime nella scuola che non appartenevano a quella famigerata accozzaglia di delinquenti. Nelle strade di Genova ci sono stati atti di violenza inaccettabili, spesso non fronteggiati con la giusta determinazione da parte delle forze di polizia, che hanno comunque avuto un seguito giudiziario con pesanti pene per quelli che sono stati individuati come responsabili di danneggiamenti.

I poliziotti che sono stati condannati perchè autori delle percosse nella scuola Diaz (lasciamo perdere in questa sede le vere o presunte connivenze a livelli superiori) non hanno avuto delle pene delle medesima gravità.
Questo è un fatto oggettivo e sotto gli occhi di tutti.
Ora, io (che sono certamente definibile un “placido borghese benpensante e non comunista”) penso che rompere una vetrina o danneggiare le proprietà altrui sia un reato molto grave e meritevole di sanzioni molto pesanti.

Ragionevolmente, io ritengo però anche che chi ha causato sette fratture a una ragazza aggredita nel sonno, e gli ha perforato un polmone, meriti una pena ben più pesante.
Con una ulteriore aggravante notevole, trattandosi di un rappresentante delle forze dell’ordine. Se poi vedo che gli autori delle violenze sono ancora in servizio per proteggere (in questo modo?) me e gli altri cittadini… penso che ci sia qualche cosa che non va in questo nostro Paese.
O no?

Gallarate.

Angelo Bruno Protasoni

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