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Rosarno è il risultato della Bossi-Fini

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9 gennaio 2010

Scoppiati i gravi fatti di Rosarno, il periodico di Fare Futuro, la Fondazione vicina a Gianfranco Fini, descrive in un lungo articolo e con toni sdegnati le condizioni disumane in cui vivono e lavorano migliaia di extracomunitari nella piana di Gioia Tauro.
Raccolgono per ore e ore agrumi e pomodori con un compenso che non va oltre i venti euro, vivono in capannoni industriali in disuso senza acqua, luce , gas e servizi igienici. E sono colpiti non solo da disprezzo razzistico ma anche da vendette. Su di loro giovanotti calabresi sparano spesso colpi di fucile perchè non pagano il pizzo richiesto dalla criminalità.
Così è avvenuto l’altra sera prima della rivolta e dell’infuriare di una terribile violenza.
Queste situazioni, che ricordano i tempi dei servi della gleba o degli schiavi e sono presenti con analogo degrado in alcune altre zone del Paese, danno la rappresentazione,atroce e drammatica, della politica sull’immigrazione attuata dalla destra.
Il governo Berlusconi, mentre con un grande dispiegamento di forze dava la caccia a poche imbarcazioni di disperati in alto mare e gonfiava di cifre giornali e telegiornali sui respingimenti, riservava nessuna attenzione al dilagare del lavoro nero e allo sfruttamento della mano d’opera immigrata.
D’altra parte, della destra è la legge che riguarda il problema dell’immigrazione, la legge Bossi-Fini,
in vigore dal 2002,che il governo Prodi, data la sua breve vita, non ha avuto tempo sufficiente e procedure adeguate per cambiare.
Secondo i suoi autori, la legge avrebbe dovuto risolvere una volta per sempre la questione dei migranti irregolari. Invece proprio il congegno in essa previsto contraddice sfacciatamente questo proclama e fa da incentivo alla dilatazione della clandestinità e allo sfruttamento del suo lavoro.
Queste norme devono essere quindi riformate e mutata una politica fondata solo su un approccio repressivo. Essa deve saper armonizzarsi con adeguate iniziative di accoglienza e integrazione.
Nelle speranza che queste ultime  cose siano dette, nel prossimo numero, anche dal periodico di Fare Futuro, cordiali saluti.
 
 
Maria Pellegatta

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