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Saronno e Milano, benedizioni e preghiere

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10 gennaio 2009

Egregio Direttore,
da due distinti articoli di Varese News rilevo due distinti approcci, da parte di fedeli ed esponenti clericali, rispetto al medesimo problema.
L’articolo (http://www3.varesenews.it/saronno_tradate/articolo.php?id=88320).
“Vietata la benedizione natalizia ai bambini della scuola”, riporta l’episodio recente di una scuola pubblica elementare, ove al sacerdote non si è concesso di espletare la “pratica religiosa” della benedizione (delle aule e dei bambini, suppongo), ma, com’è scritto “Al prete, dopo discussioni, è stato solo concesso un incontro con i bambini senza alcun riferimento alla religione. La scuola ha motivato la propria scelta per garantire la laicità della festa a tutti i presenti nella scuola, anche a componenti di altre religioni”. Ovvia la condanna della Lega Nord di Saronno che chiede le dimissioni del dirigente scolastico dell’istituto. Meno scontata è invece la condanna del Comune:”Non condividiamo assolutamente la scelta operata dai responsabili della scuola- spiega l’assessore-…si è agito in maniera arbitraria e ora i responsabili dovranno risponderne di fronte al consiglio d’istituto o ai genitori stessi”. L’ipotesi di un confronto di fronte ai genitori ed al consiglio d’istituto è una via caldeggiata anche dal sacerdote, come si rileva da altra fonte (my blog):
“Non è finita. Il prete che non ha potuto benedire la scuola elementare Pizzigoni ci riproverà… un escamotage per aggirare il no della preside…
Don Pasquale è deciso a portare la questione della benedizione di fronte all’organo di rappresentanza democratico dell’istituto comprensivo e che raccoglie il parere…di genitori e insegnanti. Proprio a loro si rivolgerà la parrocchia, fidando sul fatto che il no della preside ha fatto scalpore e la protesta del prete ha ricevuto la solidarietà del sindaco, di una parte del mondo politico, e di diversi genitori. «Abbiamo parlato con il vicario episcopale – dice don Pasquale – e d’accordo con lui abbiamo deciso di seguire questa strada. Non pretendiamo nulla, ma appena possibile scriveremo una lettera ufficiale»”.
Secondo me, nemmeno un organo democratico (il consiglio d’istituto) può deliberare in contrasto alla norma di legge, ma non è questo che volevo sottolineare: fedeli, rappresentanti delle istituzioni che si comportano da fedeli, e soprattutto il parroco ed il vicario, insistono per mantenere una consuetudine sbagliata, contraria alla legge ed ai principi costituzionali, e lo fanno puntando sulla superiorità numerica, usando gli “escamotages”.
Potrei osservare che in cotanta tenacia nella difesa del proprio vantaggio, lo spirito cristiano appare alquanto offuscato, potrei ribadire che la Chiesa Cattolica non sarà certo indebolita da una benedizione in meno(probabilmente fatta comunque in altro luogo), ma preferisco invece argomentare usando le parole del cardinale Tettamanzi, il quale, in riferimento alla preghiera islamica in piazza del Duomo dice: “la preghiera è un bisogno e un diritto fondamentale, inalienabile per l’uomo appartenente a qualsiasi religione, anche se deve essere praticata nei luoghi, nei tempi e nelle modalità opportune” (http://www.varesepolitica.it/adamoli/index.php?post=720).
Sante parole, se mi è concesso dire. Preghiere, benedizioni ed in generale qualsiasi altra pratica religiosa, dovrebbero essere praticate nei luoghi opportuni, e la scuola pubblica non lo è, nei tempi opportuni, e l’orario scolastico non lo è, e nelle modalità opportune, e costringere persone di fede diversa o di nessuna fede a partecipare alle pratiche cattoliche, decisamente, non è la modalità opportuna.
Cordiali saluti.

Silvano Madasi

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