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Sciopero bianco, ecco perché lo facciamo

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18 novembre 2012

Abbiamo ricevuto questa lettera dagli alunni dell’istituto ITPA Nuccia Casula di Varese. I ragazzi spiegano le ragioni del loro "sciopero bianco" e prendono le distanze dai compagni (anche di altre scuole) che non prendono seriamente la protesta.

La scuola pubblica sta subendo gli effetti della spending review, che dopo aver colpito i lavoratori taglia i fondi agli istituti per ridurre un debito pubblico che sta aumentando.
Questo significa che la nostra istruzione rischia di non essere completa, limitando sempre di più le nostre opportunità di avere un futuro. Senza i fondi dello stato le scuole non possono svolgere tutte le iniziative che le contraddistinguono: i nostri contributi scolastici non sono sufficienti a far fronte alle spese necessarie a garantire servizi scolastici adeguati.
Un esempio ne è il divieto nella nostra scuola di stampare, e le condizioni di scarsa igiene con cui siamo costretti a convivere.
Un altro problema è conseguenza delle riforme che si sono succedute: le classi sono sovraffollate, spesso oltre i limiti di capienza delle aule, nella nostra scuola sono state ridotte le ore di lingue, economia e di storia dell’ arte, essenziali per i nostri corsi, e chi frequenta questo istituto da meno di tre anni non ha avuto professori di "conversazione", fondamentali ad un apprendimento più completo.
Come sappiamo, in molte scuole, le attività extrascolastiche (scambi e viaggi di istruzione, uscite didattiche, corsi e attività sportive) sono state ridotte, o addirittura sospese, riducendo la formazione scolastica all’ essenziale, privandola delle caratteristiche che la contraddistinguono. La scuola sta diventando un mezzo di trasmissione di nozioni che non stimola lo studente ad approfondire e a ragionare sugli argomenti. Ciò favorisce uno studio schematico, che non sviluppa quella flessibilità tanto richiesta nel mondo del lavoro.
Le scuole non hanno più nemmeno la possibilità di offrire corsi di preparazione per le certificazioni linguistiche, che hanno un costo elevatissimo, se conseguite da privatisti. Ció accade perché da queste riforme sono stati colpiti anche i professori, che hanno manifestato la loro disapprovazione il 14 novembre, partecipando ad un corteo assieme agli studenti in varie città d’Italia.
I docenti si sono visti minacciati dall’obbligo di 6 ore aggiuntive di lezione frontale, senza alcun aumento di stipendio e con scarsa considerazione del loro ruolo e del loro impegno al di fuori del contesto scolastico.
Tale carico di lavoro potrebbe comportare una riduzione della qualità dell’ insegnamento, a discapito sempre nostro che non ci troviamo nelle condizioni di competere con gli studenti europei.
Ad ogni alunno deve essere data la possibilità di sfruttare al massimo le proprie capacità, e non di soffocarle, come siamo costretti a fare.
Un’altra fonte di disappunto proviene dal ddl Aprea, che permette ai privati di finanziare le scuole pubbliche e riconosce agli istituti autonomia statutaria, pur limitando la rappresentanza di studenti e docenti nell’ amministrazione scolastica. Tutto ciò va contro al principio dei pari diritti e opportunità della scuola, svantaggiando coloro che hanno meno disponibilità economiche.

Noi vogliamo una scuola PUBBLICA, COMPETITIVA, VALORIZZATA E MERITOCRATICA, che permetta A TUTTI NOI di studiare, ma soprattutto, di crescere come persone.

PS: CI DISSOCIAMO DA TUTTI COLORO CHE NON STANNO PRENDENDO SUL SERIO QUELLO CHE STIAMO FACENDO, E QUELLA MINORANZA CHE STA VIVENDO QUESTO SCIOPERO COME UN’OCCASIONE PER PERDERE ORE DI LEZIONE, COMPORTANDOSI IN MODO ASSOLUTAMENTE INADEGUATO.

Gli alunni dell’istituto ITPA Nuccia Casula di Varese

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