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Scuola, l'”onda” è autonoma

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1 novembre 2008

Egregio signor Direttore, desidero intervenire sull’argomento “tagli alla scuola”, dopo aver letto qualche lettera a Lei inviata.
Come molti mi sono chiesto il motivo di questi tagli di fondi.
Ho sentito troppe volte i rappresentanti del governo sostenere che questo “movimento” è “politico”, che i manifestanti sono “indottrinati” dalla sinistra.
Mi sembra piu plausibile che questa “onda”, come preferiscono definirsi i manifestanti, non sia nata per volontà di una parte politica, ma sia assecondata e sostenuta dalla attuale, malandata e confusa, opposizione piu’ o meno di sinistra.
Se decisioni del genere le avesse prese Prodi, la protesta ci sarebbe stata lo stesso.
Comunque la destinazione di ogni euro di spesa di denaro pubblico è una decisione politica.
Lo ricorda anche questo testo che ho trovato in rete e che propongo all’attenzione ed alla riflessione di tutti.

Grazie, cordiali saluti.
Massimo Bizzozero

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, Roma 11 febbraio 1950

Piero Calamandrei fu professore durante il fascismo, uno dei pochi a non avere nè chiedere mai la tessera del partito.

Fondò il Partito d’Azione e fu membro della Consulta .

Nel 1950 fece un discorso sulla Scuola, parole che sembrano dette oggi.

L’ipotesi di Calamandrei

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza.

Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?

Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali.

C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.

Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica,intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.

Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private.

Non tutte le scuole private.

Le scuole del suo partito, di quel partito.

Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private.

Cure di denaro e di previlegi.

Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato.

E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private.

A “quelle” scuole private.

Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.

Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta.

Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato.

Lasciare che vadano in malora.

Impoverire i loro bilanci.

Ignorare i loro bisogni.

Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private.

Non controllarne la serietà.

Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare.

Lasciare che gli esami siano burlette.

Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo è il punto.

Dare alle scuole private denaro pubblico.”

Piero Calamandrei

Massimo Bizzozero

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