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Senaldi, la sua idea di solidarietà è piuttosto curiosa

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24 ottobre 2007

Caro Direttore,

vorrei rispondere al Sig. Senaldi, cui do credito di buona buona fede, nel tentativo di confutare le sue affermazioni e magari se mi riesce di rispondere ad alcuni suoi punti interrogativi.
Senaldi scrive:” Io per mestiere ho contatto diretto con decine di queste donne, e le posso assicurare che esistono donne che fanno le prostitute volontariamente, senza problemi, e senza ritenerlo degradante, ma naturalmente non lo fanno in strada”. E io non ho motivo di dubitare delle sue parole, dal momento che viviamo in una società in cui i valori sono stati sostituiti dal denaro, dove una persona viene considerata più per quello che “ha” che per quello che “è”.
Il retaggio di una società forgiata al “maschile”, i pochi anni trascorsi da quando i giovani si iniziavano al sesso andando in gruppo a cercare la prostituta di turno, assolutamente convinti di non far nulla di male perché questa era la “normalità”; tutto questo fa considerare ancor oggi per un uomo, “andare a prostitute”un male minore, che si perdona con leggerezza perfino a chi eleggiamo a rappresentarci nelle Istituzioni civiche o quant’altro.
E se la cosa non è degradante per i nostri massimi rappresentanti non si capisce perché dovrebbe esserlo per le donne che volontariamente praticano “la professione” per amore del lusso e del guadagno.
Personalmente ritengo che il comportamento di queste donne sia lesivo nei confronti delle altre che conducono una vita normale , le diminuisce, dal momento che nell’immaginario maschile fa passare l’idea disumanizzante, che pagando ci si possa trastullare con il corpo di altre persone.
Ma poiché allo stato attuale la prostituzione non è un reato, accettiamo la realtà per quello che è, e concentriamo le nostre energie per contrastare al meglio il racket (spesso collegato ad altri crimini)e la riduzione in stato di schiavitù di donne e bambini/e per sfruttamento sessuale.
Lei aggiunge nella sua mail: ”Sicuramente poi esistono le donne sfruttate o che lo fanno perchè non hanno di meglio da fare, ma a questo punto mi chiedo, meglio lasciarle a fare una vita di stenti in qualche paese subsaariano? Oppure cercare di dare loro un minimo di dignità levandole dalla strada in attesa di una occupazione migliore?
In caso di necessità sarà lei stessa a consigliare a sua figlia di prostituirsi, come è avvenuto ai tempi del dopoguerra a tante donne del nostro paese per tirare avanti”.
Le sue idee in fatto di solidarietà sono piuttosto curiose. Ammesso e non concesso che in Italia ci siano abbastanza uomini desiderosi di “sfamare”le africane sub-shaariane, e limitiamoci per ora solo a quelle, le chiedo:” Cosa propone per salvare da una vita di stenti gli uomini che abitano le stesse terre a sud del Shaara? “.
“Levare le donne dalla strada”significa qualcosa di più che riaprire le case chiuse , per quanto riguarda le donne immigrate lo consente l’art. 18 (Soggiorno per motivi di protezione sociale, L.6 Marzo 1998,n.40, art.16) , una disposizione di carattere umanitario già attuata in parecchi casi in Italia e anche nella nostra provincia.
Devo d’altronde convenire con lei quando lascia intendere che in caso di guerra le donne sono sempre le prime a rimetterci, sia per gli stupri etnici (altra pratica tutta maschile!!), sia perché l’istinto e l’amore le porta a fare qualsiasi cosa pur di salvare la vita ai figli.
Ha mai visto in tv quelle profughe africane, che scappano dalle guerre scatenate dagli uomini,( i loro e anche i nostri), trascinandosi dietro i bambini, con gli occhi grandi grandi e la pancina gonfia?
Vorrei comunque ringraziarla per essersi interessato all’argomento, ma le sue soluzioni, mi creda ottenevano il solo effetto di nascondere la spazzatura sotto il tappeto

Cordiali saluti Adriana Scanferla -Gallarate

Adriana Scanferla

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