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Siamo naufraghi due volte

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3 aprile 2011

Egregio Direttore,

da tempo mi trattengo dal dire la mia sull’esodo tunisino. La Tunisia è una porta aperta, tra
Africa ed Europa, l’Italia è una stanza comunicante con altre stanze, ma le relative porte non
sono aperte. Dovrebbe essere un sistema di vasi comunicanti, invece i vasi non comunicano ed il
livello sale solo nel primo vaso. Alcuni anni fa qualcuno ci ha imposto un’idea, la libera
circolazione di capitali, mezzi e persone. Nessuno ha chiesto il nostro parere, se ne sono
guardati bene, perché nonostante il fatto che avessero propagandato quell’idea in tutti i modi,
ed avessero evidenziato solo i pochi aspetti positivi, loro sapevano che noi non l’avremmo
accettata. Oggi tocchiamo con mano gli effetti di quell’idea, gli effetti che loro non ci
avevano descritto. È come se ci fossero due dighe, una piena di persone disperate e l’altra
piena di attività produttive e capitali. La loro ingordigia ha fatto in modo che le due dighe
si rompessero simultaneamente, così noi viviamo un’esondazione incontrollata di attività
produttive, e nello stesso tempo un’inondazione incontrollata di persone disperate. Siamo
naufraghi due volte.

Mi ha impressionato la dichiarazione fatta dalla lettrice Rossella Dimaggio: si è resa
disponibile ad accogliere a casa propria uno o più bisognosi che sono sbarcati a Lampedusa. Una
donna di grande coraggio ed umanità, un gesto lodevole, quasi eroico, che mi stimola una
domanda: quante Rosselle servirebbero?

Un continente intero vive nella povertà, quindi un continente di potenziali emigranti, ed
infatti quel continente si sta riversando in una stanza chiusa: seppure tutti gli italiani
fossero generosi come Rossella, saremmo spazzati via dalla furia dell’inondazione, e nessuna
Rosslla avrebbe la forza economica di aiutare un suo simile.

Avremmo dovuto opporci prima, entrare nella stanza dei bottoni e "governare" la transizione,
aprire le dighe gradualmente. Adesso è tardi.
Cordiali saluti

Silvano Madasi

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