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Siamo tornati al Medioevo

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18 novembre 2008

Egr. direttore,
due gocce e le code raddoppiano. Assurdo ma è così, e l’umore ne risente. Giusto per migliorare la situazione ricordo di aver letto da qualche parte che la Lombardia è al XVIII o XIX posto fra le regioni italiane per quello che riguarda strade e ferrovie, i trasporti pubblici insomma.

Gli accidenti, a questo punto, si sono diretti verso i nostri padroni e signori. Loro si definiscono i nostri rappresentanti e legalmente lo sono, ma si comportano proprio come se non peggio di antichi feudatari.

Quando studiavo storia, avevo scoperto il valvassino, e all’inizio mi ero fatto l’idea che fosse l’ultima ruota del carro, uno “sfigato” insomma. Col tempo invece mi sono accorto che era l’ultimo solo nella catena di comando e privilegi, mentre quelli che stavano male erano i sottoposti, la grande maggioranza.

Il feudo non esiste più, fisicamente, ma ha preso forme molto più sottili e subdole. La proprietà del villaggio, case, terre ed abitanti, implicava anche delle responsabilità, non solo privilegi. Oggi è tutto cambiato (!). Ora al valvassino si è sostituito l’Eletto, il Nominato. Al Cavaliere, medioevale intendiamoci, abbiamo sostituito il Consigliere Comunale, il Presidente di Municipalizzata. Alle rendite ed ai benefici abbiamo sostituito i compensi ed i benefit. Il concetto di responsabilità nel Medioevo forse era brutale: se rovini il patrimonio che ti ho affidato, mi danneggi (lo stato era impersonato dal feudatario di rango superiore), ed io ti castigo. I castighi erano semplici ed immediati, andavano dal taglio della testa, all’invio all’estero per partecipare a qualche guerra e guadagnarsi qualcos’altro, o in alternativa scomparire in modo utile. Oggi il concetto di responsabilità, pubblica, è un po’ più soft. Non solo non si taglia la testa a nessuno, ma abbiamo riscoperto uno dei sistemi che diedero il via alla decadenza dell’antica Roma: promoveatur ut amoveatur (promuovere per rimuovere). Tanto è sempre Pantalone che paga. Quando in una situazione pubblica, stato, parastato o assimilabili, si crea una situazione talmente catastrofica da rendere necessario un responsabile che si prenda la colpa, che succede? Il designato si difende fino alla morte (almen fudess!) ed alla fine rassegna le dimissioni per il bene supremo della Comunità, della Patria e soprattutto del Partito. Tutti tirano un sospiro di sollievo perché le cose potranno solo migliorare e chi ha sbagliato ha pagato. Dopo un po’ di tempo, leggendo le cronache, ci si accorge che siamo di fronte all’unico settore in cui, e da sempre, il riciclaggio funziona al 100 %, persino a Napoli. Il dimissionario ricompare con altro incarico appena si libera un’altra poltrona, all’occorrenza se ne creano anche di nuove, e tutto resta come prima.

La coda pian piano si muove, il miraggio dell’autostrada si avvicina. Ripiombo nel beato Medioevo. L’autostrada è una strada a pedaggio, esattamente come lo erano i ponti del Feudalesimo. Mi viene il sospetto che non abbiamo fatto molti progressi da allora.

Devo pur trovare un motivo di ottimismo. Forse ci sono: i servi della gleba stavano peggio di me. Almeno io ho il diritto di lamentarmi, loro no. Ma sarà poi così vero? Come privato indubbiamente questo diritto ce lo ho. Posso dire quel che voglio, naturalmente nei limiti di legge. Se però devo lamentarmi dello Stato? Se devo reclamare con lo Stato per un torto ricevuto dallo Stato? No, non ho questo diritto, devo pagarlo! Siamo ripiombati in pieno Medioevo, e per di più spagnolo, visto che il nostro non ci bastava. Siamo arrivati allo stramaledetto BOLLO. Il bollo, secondo me, è uno dei peggiori soprusi possibili, è l’equivalente del marchio dello schiavo. Vuol dire che io, tu, egli, ecc. non siamo nessuno, non contiamo per nulla, e per parlare con lo Stato dobbiamo pagarci il privilegio.

Adesso basta, il traffico scorre. Posso pensare di andare a lavorare. Bello poter pensare che è Novembre e che finalmente sto lavorando per me e non per mantenere uno Stato….. omissis ( è lecito definirlo schiavista? ).

PS: C’erano anche alcune piacevoli riflessioni su Pendolaria, ma di queste vi renderò edotti alla prossima coda.

Con i miei migliori saluti

Alberto Gelosia

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